6.5
- Band: THE PROPHECY 23
- Durata: 00:46:04
- Disponibile dal: 29/06/2012
- Etichetta:
- Massacre Records
- Distributore: Audioglobe
Riecco in pista i tedeschi The Prophecy²³, gruppo che partendo da un thrash metal di base ingloba influenze stilistiche sia death metal che hardcore. Li avevamo lasciati nel 2010 con “To The Pit” , disco che raggiunse la sufficienza in virtù delle canzoni scritte in maniera molto semplice e diretta, senza troppi fronzoli, ideali per un buon concerto. La sostanza non è cambiata molto in questi due anni, di fatti anche “Green Machine Laser Beam” di base è un disco di thrash metal, ma al di fuori dagli schemi ordinari. Ai tedeschi, fautori di un suono pulito, ordinato e che concede al basso spesso e volentieri di farsi ascoltare in tutta la sua forza, piace stravolgere le canzoni, variando riff di chitarra alquanto spesso. Parimenti, varia la voce del cantante, che adopera tre differenti toni: da quella di base, un tono thrash metal molto anni ’80, passa infatti al growl death metal (che noi preferiamo) a uno scream proprio del metallo nero. Ma veniamo all’album. Dopo qualche secondo d’introduzione di stampo pomposo, ecco arrivare l’ondata di groove (che ha i suoi contorni principali nel debordante suono di chitarra) di “Ice Road Trucker Vs The Sun”, pezzo fra i migliori del disco che alterna parti thrash a stacchi dominati dalla doppia cassa per un headbanging garantito al 100%. Il pezzo seguente, “Don’t Step Back” è tirato, rapido, leggero, dal vago feeling punk per tre minuti di danzereccio thrash metal. Quando i Nostri fanno qualcosa di diverso (“Beyond The Purple Pipes “) preferiscono usare l’arma del coinvolgimento, rallentare i tempi, lasciare che il lavorìo di basso si impadronisca della scena, variando poi le ritmiche all’occorrenza. Ma il brano che la fa da padrone su questo “Green Machine Laser Beam” è senza dubbio “We Are The Pit Police”: aperta da un growl gutturale come nei migliori esempi di death metal, la composizione muta subito in un’alternanza fra parti melodiche su un ritmo andante e break decisi dominati da grugniti. Grande brano. Nella lunga scaletta, ben quindici episodi più uno dal vivo, segnaliamo anche la lenta ma dura come il marmo “Honor To Whom, Honor Is Due”, la veloce “Don’t Waste Time, Get Wasted (Now !)” e “No Beer, What A Mess”, praticamente un brano dei Tankard con la voce gutturale in alcune parti. Disco che raggiunge ampiamente la sufficienza: divertente, godibile e passeggero, come un classico flirt estivo.
