7.0
- Band: THE PROVENANCE
- Durata: 00:47:56
- Disponibile dal: 31/10/2006
- Etichetta:
- Peaceville
- Distributore: Halidon
Dopo tre dischi licenziati dalla nostrana Scarlet Records, i The Provenance approdano alla rinomata corte Peaceville per pubblicare il loro nuovissimo “Red Flags”, ennesimo lavoro piuttosto diverso da quanto partorito in precedenza dal combo svedese. Come da tradizione ormai, la band prende spunto da quanto composto nel recente passato e cerca di svilupparne le trame ed i contenuti in modo innovativo, sperimentale e all’avanguardia: se “How Would You Like To Be Spat At” rappresentava un cambio stilistico non indifferente rispetto a “Still At Arms Length”, stavolta i The Provenance si sono relativamente contenuti, mantenendo stabili alcune fondamenta del songwriting – ad esempio, la decadenza di fondo e la totale pulizia delle voci – per apportare poi aggiustamenti vari ad altre caratteristiche della loro proposta. Accostabili, per atmosfera ed originalità, a labelmates del calibro di Madder Mortem (soprattutto) e Katatonia (molto meno), i cinque svedesi hanno inserito in modo prepotente la psichedelia nella loro musica, tanto da farli sembrare, a tratti, vicini ai The Gathering più rockeggianti e immediati. Il disco, nel suo complesso, è incredibilmente diretto e catchy, e se ciò vi sembra un paradosso cozzante contro la maggior dose di psichedelia presente in “Red Flags”, bisogna dire che la band è stata fenomenale a rendere fluido ed ipnotico il sound senza però dimenticarsi di accentuare superbamente i punti in cui l’album prende quota, ovvero nell’espressività del doppio cantato maschile/femminile e nell’ottimo drumming di Joel Lindell. I primi tre brani – “At The Barricades”, “Crash Course” e “Thanks To You” – sono parecchio simili e, ad un’andatura sostenuta e dinamica, fanno combaciare dei rallentamenti groovy quasi in stile nu; ottimi i ritornelli, i quali si stampano in fronte all’istante. I The Provenance sembrano rendere meglio sulle ‘alte’ velocità ed infatti, quando rallentano per potenziare il loro impatto decadente e malato, come nel caso del singolo “Second And Last But Not Always” e della lunghetta “Deadened”, rischiano di far calare l’attenzione nell’ascoltatore; cosa che non avviene assolutamente, invece, nei pressi di “Leave-Takings” e “One Warning”, altri due brani davvero ben concepiti. Da applausi le prestazioni di Tobias Martinsson ed Emma Hellström alle voci e del già citato Joel Lindell dietro le pelli, fondamentale nel dare grinta e slancio ad un suono che altrimenti rischierebbe di esser risucchiato in vortici di noia. Se quindi amate le band succitate, la musica originale, oscura, decadente ma ‘viva’, non esitate a dare un ascolto a “Red Flags”! D’altronde, se la Peaceville ha messo le mani su questo gruppo, si può quasi andare ad occhi chiusi!
