THE PROVENANCE – Still At Arms Length

Pubblicato il 18/01/2003 da
voto
8
  • Band: THE PROVENANCE
  • Durata:
  • Disponibile dal: //2003
  • Etichetta: Scarlet Records
  • Distributore: Audioglobe

Splendida conferma, quella che ci giunge dagli svedesi The Provenance, band che si era messa in luce circa un anno e mezzo fa con un buon debut album, quel “25th Hour; Bleeding” che aveva riscosso da più parti unanimi consensi. “Still At Arms Length” si presenta come un prodotto più vario ma anche molto più curato del suo predecessore, e la varietà di situazioni in cui la band si ritrova oggi ad esprimersi è davvero ragguardevole: si passa infatti da grosse porzioni acustiche e sognanti, che spesso vanno a braccetto con la bella voce di Emma Hellstrom (anche tastierista e flautista) a momenti molto più crudi, in cui i nostri sfoderano una verve metal decisamente marcata che spesso chiama in causa gli Opeth (molti dei riff qui utilizzati non avrebbero sfigurato su un lavoro come “Still Life”) o i My Dying Bride più pesanti (come nella cattiva “At Random Choose”) e in cui hanno libero sfogo le growling vocals del chitarrista Tobias Martinsson. Rispetto al debut, sia nel riffing che a livello tastieristico, sono molto più presenti influenze progressive rock, cosa che rende il tutto ancora più originale: i nostri infatti anziché giocare a fare i Theatre Of Tragedy o i Tristania dei poveri – e quindi sfoderare la solita caterva di violini, tastieroni e pacchianissimi pseudo cori gregoriani – continuano a prediligere un approccio notevolmente più asciutto e fisico ma non per questo poco complesso. Tutte le composizioni sono di lunga durata ma non annoiano mai in quanto abilmente strutturate in un’alternanza di “pieni” e “vuoti” avvincente e a tratti persino esaltante, che può riportare alla mente, seppur in una veste leggermente meno prolissa, le opere dei grandi e succitati Opeth. Brani assolutamente da ascoltare sono l’iniziale “Climbing Ideals”, la successiva “Tearful, Bitter, Broken” e “At Arms Length”… quest’ultima mi ha letteralmente ammaliato con i sui bellissimi arpeggi! Buona, infine, la produzione di Roberto Laghi (costui è scandinavo come me!) anche se personalmente avrei dato più risalto all’ottimo drumming di Joel Lindell. Si tratta comunque di quisquilie, “Still At Arms Length” è un album validissimo e sin da ora mi sento di annoverarlo tra i lavori più riusciti in ambito gothic che siano stati pubblicati negli ultimi anni. Da avere.

TRACKLIST

  1. Climbing Ideals
  2. Tearful, Bitter, Broken
  3. Carousel Of Descent
  4. The Ardberg Experience
  5. Mimic
  6. At Random Choose
  7. World Of Hurt
  8. At Arms Length
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