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- Band: THE PROVENANCE
- Durata:
- Disponibile dal: //2003
- Etichetta:
- Scarlet Records
- Distributore: Audioglobe
Splendida conferma, quella che ci giunge dagli svedesi The Provenance, band che si era messa in luce circa un anno e mezzo fa con un buon debut album, quel “25th Hour; Bleeding” che aveva riscosso da più parti unanimi consensi. “Still At Arms Length” si presenta come un prodotto più vario ma anche molto più curato del suo predecessore, e la varietà di situazioni in cui la band si ritrova oggi ad esprimersi è davvero ragguardevole: si passa infatti da grosse porzioni acustiche e sognanti, che spesso vanno a braccetto con la bella voce di Emma Hellstrom (anche tastierista e flautista) a momenti molto più crudi, in cui i nostri sfoderano una verve metal decisamente marcata che spesso chiama in causa gli Opeth (molti dei riff qui utilizzati non avrebbero sfigurato su un lavoro come “Still Life”) o i My Dying Bride più pesanti (come nella cattiva “At Random Choose”) e in cui hanno libero sfogo le growling vocals del chitarrista Tobias Martinsson. Rispetto al debut, sia nel riffing che a livello tastieristico, sono molto più presenti influenze progressive rock, cosa che rende il tutto ancora più originale: i nostri infatti anziché giocare a fare i Theatre Of Tragedy o i Tristania dei poveri – e quindi sfoderare la solita caterva di violini, tastieroni e pacchianissimi pseudo cori gregoriani – continuano a prediligere un approccio notevolmente più asciutto e fisico ma non per questo poco complesso. Tutte le composizioni sono di lunga durata ma non annoiano mai in quanto abilmente strutturate in un’alternanza di “pieni” e “vuoti” avvincente e a tratti persino esaltante, che può riportare alla mente, seppur in una veste leggermente meno prolissa, le opere dei grandi e succitati Opeth. Brani assolutamente da ascoltare sono l’iniziale “Climbing Ideals”, la successiva “Tearful, Bitter, Broken” e “At Arms Length”… quest’ultima mi ha letteralmente ammaliato con i sui bellissimi arpeggi! Buona, infine, la produzione di Roberto Laghi (costui è scandinavo come me!) anche se personalmente avrei dato più risalto all’ottimo drumming di Joel Lindell. Si tratta comunque di quisquilie, “Still At Arms Length” è un album validissimo e sin da ora mi sento di annoverarlo tra i lavori più riusciti in ambito gothic che siano stati pubblicati negli ultimi anni. Da avere.
