7.0
- Band: THE PSYKE PROJECT
- Durata: 00:38:55
- Disponibile dal: 01/04/2013
- Etichetta:
- Black Lake Records
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L’approccio dei The Psyke Project alla propria musica cambia, ora rappresenta un incessante e dolente martellare di oltranzismo spudorato, non un innovativo modo di intendere e di volere, ma un costante flusso di sensazioni grige e senza fine. Dall’apertura, affidata all’incedere nucleare della titletrack, fino alla velenosa conclusione di “Menneske”, i danesi sembrano essere intrappolati in una dimensione parallela in cui fumi di zolfo e scorie radioattive si sono presi gioco della luca e della vita stessa. Uno scenario dipinto a pennello dagli undici brani che compongono la tracklist del disco, una parata di suoni sporchi e ruvidi entro i quali si fatica a muoversi tra agonizzanti processioni sludge e ritmiche crust, contornate da nebbie neurosisiane e da qualche sulfurea precipitazione black metal. Non si pensi alle sperimentazioni; l’obiettivo della band è quello di creare un suono secco, spoglio e avidamente caotico, un suono che le implacabili chitarre e le vocals laceranti del frontman Martin Nielskov contribuiscono principalmente a plasmare, risultando dinamico anche se per la maggior parte giocato su sgraziati midtempo, ricalcando da un certo punto di vista alcune idee dei Converge più malsani. Pur non presentando particolari novità rispetto a quanto detto da un buon numero di altre formazioni, “Guilottine” riesce a convincere con la sua incontrastabile insistenza verso una materia pericolosa e inospitale, racchiudendo l’essenza del male e rilasciandola poi sotto forma di episodi che sanno essere riflessivi e spietati allo stesso tempo, ma mai accessibili o disposti a compromessi. Un lavoro che va apprezzato nella sua interezza e non analizzato in singoli episodi: inizialmente sarà arduo addentrarsi nel mondo al collasso di questo progetto ma, una volta accettate le dure leggi imposte da questi musicisti, siamo sicuri che qualche soddisfazione non tarderà ad arrivare. Se album come “Solve Et Coagula” o “Agnus Dei” dei The Secret possono essere considerati come un eccesso di frenesia, allora “Guillotine” potrebbe simboleggiare in parte – sebbene senza inutili entusiasmi, anche perché il disco in questione pecca leggermente di prolissità – il loro esatto contrario: un abbondante concentrato di decadenza.
