7.0
- Band: THE RED COIL
- Durata: 00:43:14
- Disponibile dal: 22/06/2018
- Etichetta:
- Argonauta Records
- Distributore: Goodfellas
Spotify:
Apple Music:
Arriva il secondo album e l’approdo su Argonauta Records per i The Red Coil, combo milanese dedito a uno sludge metal dalle forti influenze southern, che ricorda in diversi elementi quanto proposto dai Down, come già sottolineammo in sede di recensione del loro esordio. Il paragone può a ben ragione essere preso come un complimento, al di là dell’indicazione delle coordinate sonore, dato che la sintesi tra riff possenti, ritmiche quadrate e cantato sguaiato che la superband di “NOLA” ha reso perfetta, qui trova in quasi tutte le tracce la via per offrire groove e scapocciate agli ascoltatori. “Withdrawal Syndrome Wall” e “Godforsaken” colpiscono con forza senza schiacciare troppo l’acceleratore in termini di velocità, scegliendo anzi inserti di chitarra degni del più sporco blues della Louisiana, mentre brani come “Oriental Lodge” o “The Shroud” introducono cadenze più acide, soprattutto la seconda allorché una sinistra linea di chitarra e basso sostituisce i canonici midtempo, che tornano trionfanti e pachidermici sugli ultimi due brani originali. Abbiamo tenuto da parte “Opium Smokers Room”, forse il brano più interessante del lotto, grazie alle fumose dilatazioni e all’inserto a base di fuzz e crybaby che impreziosisce la parte finale del brano; due elementi che ben si sposano con l’abrasività della voce di Marco Marinoni, cui va il giusto plauso nostalgico: perché nonostante l’omaggio risulti spesso smaccato, sentire un epigono di Phil Anselmo in piena forma fa sempre piacere. E poi, ancora sugli scudi, la conclusiva “When The Levee Breaks”: la cover che magari non ti aspetti, ma che il quintetto fa sua alla grande (scordatevi quindi l’armonica di Robert Plant), mostrando di aver radici ben più solide della pura e semplice scena groove e sludge figlia delle paludi.
