7.5
- Band: THE RODS
- Durata: 00:52:34
- Disponibile dal: 02/09/2025
- Etichetta:
- Massacre Records
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Indissolubil: gli storici The Rods non si possono definire in altro modo. Forse non avranno mai raggiunto il grande pubblico, ma per il trio di New York dobbiamo riservare sempre il massimo rispetto.
“Wild Dogs Unchained” – il quale, come si evince dal titolo e dalla copertina, vuole omaggiare “Wild Dogs” del 1982 – è il loro undicesimo disco in studio e arriva dopo i grandi classici degli anni Ottanta – in particolare con l’accoppiata “The Rods” e del già citato “Wild Dogs” del 1981/82 – e successivamente, a seguito dello scioglimento, con la ripresa delle attività nel 2011 che li ha portati a pubblicare altri dischi di qualità, non ultimo il più recente “Rattle The Cage” del 2024.
Parliamo di hard’n’heavy energico, costruito su brani diretti, essenziali, ma dal gran tiro: quel sound – a cavallo tra l’hard rock frizzante e l’heavy metal classico – che conquista con ritmi a tratti scoppiettanti, più spesso controllati, e melodie poco elaborate ma in grado di piantarsi in testa con decisione. Insomma, seguendo un po’ quel sound dei grandi e anch’essi fin troppo sottovalutati Y&T ed un pizzico di Ted Nugent, anche se talvolta i The Rods ci hanno abituati a qualche momento più grintoso.
Questo nuovo full-length dimostra la grande ispirazione che tutt’oggi la band possiede: dalla più canticchiabile “Eyes Of A Dreamer”, che apre il disco conquistando subito con un ritornello semplice ma ben interpretato, alla travolgente “Rock And Roll Fever”, vero e proprio inno di stampo rock, con il suo incedere che già ci immaginiamo in sede live esplodere accompagnato da un boato del pubblico.
I The Rods mostrano come gli anni passano ma ciò – come il buon vino – spesso può portare a nuove e maggiori sfumature: si prenda ad esempio il midtempo “Mirror Mirror”, altamente piacevole con il suo groove irresistibile, il quale apre la via all’altro pezzo scrosciante della tracklist che risponde al nome di “Tears For The Innocent”, canzone dalla partenza lieve, prima di trasformarsi in un anthem massiccio e dall’efficacia notevole.
La voce di David ‘Rock’ Feinstein – anche alla chitarra ritmica e solista – è un po’ come la musica che interpreta: diretta, sostanziale. Si fa più ruvida in qualche passaggio, ad esempio nella cadenzata ma possente “Time To Rock”, muta e diventa più soffice nella lenta “World On Fire”, impreziosita da arrangiamenti orchestrali. E’ lui il motore portante della band, con i suoi riff infuocati che troviamo fumanti sui ritmi più scoppiettanti di “Make Me A Believer” e con parti soliste sempre ben dosate.
A chiudere ci pensa il gran classico “Hurricane”, opener di “In The Raw”, album del 1983, qui in una versione più rocciosa e possente.
I The Rods non si reinventano di certo ma con “Wild Dogs Unchained” ci tengono incollati all’ascolto per oltre cinquanta minuti, creando quella connessione con la musica che è ciò che cerchiamo ogniqualvolta inseriamo un disco nello stereo.
