THE SABBATHIAN – Latum Alterum

Pubblicato il 05/02/2019 da
voto
6.0
  • Band: THE SABBATHIAN
  • Durata: 00:44:28
  • Disponibile dal: 25/01/2019
  • Etichetta: Svart Records
  • Distributore: Audioglobe

Nel 2014 il polistrumentista Chad Davis (Hour of 13) e Anette Uvaas Guldbrandsen (Nàttsòl) avevano unito le forze per una nuova realtà musicale chiamata The Sabbathian, pubblicando un primo EP dal titolo agghiacciante, “Ritual Rites”.
Da allora sono passati ben cinque anni e il duo si rimette all’opera, pubblicando un primo vero full-length, “Latum Alterum”. La lavorazione, contando che Davis è statunitense e la Guldbrandsen è norvegese, è gestita a distanza, con il primo a confezionare la parte strumentale nella sua totalità, e la seconda che completa il lavoro aggiungendo le sue parti vocali. La proposta dei The Sabbathian nasce dalla tradizione del doom con le sue sfumature legate all’occulto, che ha partorito negli ultimi anni moltissime realtà eccellenti. Una musica che vive, quindi, di contrasti tra l’oscurità della parte strumentale, che fa da contraltare alla voce diafana e spettrale del canto femminile. Diversamente da molte proposte accomunabili, però, i The Sabbathian evitano totalmente di esplorare le atmosfere acide e lisergiche figlie dell’occult rock degli anni Settanta, puntando più sui toni neri delle chitarre distorte, che indulgono in un flusso ipnotico e disturbante.
Sfortunatamente, però, le atmosfere dell’album non sono sufficienti a rendere “Latum Alterum” un lavoro davvero interessante e questo è dovuto soprattutto ad una scrittura troppo basica. Le canzoni, infatti, si poggiano su una manciata di riff, abbastanza canonici e ripetitivi, che impediscono all’ascoltatore di immergersi in profondità, limitandosi a riproporre stilemi già ampiamente abusati, per quanto formalmente ben realizzati. Proprio per questo risulta difficile porre l’accento sulle varie composizioni, che raramente regalano guizzi davvero degni di nota: unica eccezione, a nostro parere, “Liti Kjiersti”, che emerge grazie alla bella linea vocale della cantante, dal sapore antico, capace di portarci nel passato anche senza l’ausilio di strumenti appartenenti al folklore o alla tradizione. Troppo poco per promuovere a pieni voti un lavoro che galleggia, boccheggiante, sulla soglia della sufficienza.

TRACKLIST

  1. Requiem...
  2. The Brightest Light
  3. Liti Kjersti
  4. Head Of A Traitor
  5. One Night Of Cruelty
  6. Embrace The Dark
  7. Evig Hvile
  8. This Secret Obscure
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