7.5
- Band: THE SADE
- Durata: 00:43:00
- Disponibile dal: 14/04/2011
- Etichetta:
- Go Down Records
- Distributore: Audioglobe
Spotify:
Apple Music:
Oramai è assodato che, da un anno a questa parte, l’underground nostrano continua a sfornare gruppi talentuosi in grado di fornire una nuova linfa vitale al rock suonato con la erre maiuscola. “Damned Love” piomba in redazione come un fulmine a ciel sereno, rivelandosi un lavoro dotato di un songwriting incredibilmente maturo, ma al tempo stesso risulta verace e incendiario nella sostanza, valorizzato oltremodo da una produzione calda che fa esplodere questa sacrilega miscela di stoner, hard rock e rock’n’roll. Incuriositi dalla tetra front cover, piuttosto simile a quella di “Drawing Restraint 9” di Björk, inseriamo il CD nel lettore e nel giro di pochi secondi veniamo travolti dal groove assassino di “Sadism”, un brano strumentale nel quale torna a risplendere il significato della parola jam, architettata su una serie riff di chitarra e basso che si rincorrono scambiandosi continui convenevoli. Quando c’è da schiacciare il piede sull’acceleratore i ragazzi non se lo fanno ripetere due volte, partorendo le fiammeggianti “Borderline” e “New Fetish Revolution”, mentre la party song “Live You Again” ci permette di rifiatare grazie alle trame che ricordano gli Hellacopters più ispirati di “High Visibility”. Il plusvalore del disco viene sigillato da una consistente eterogeneità dei brani, apparentemente nascosta sotto tonnellate di watt, ma che emerge lentamente e inesorabilmente ascolto dopo ascolto. Difatti, l’incalzante “Deaf Love” sembra essere stata concepita da una convulsa ed acida jam dei primi Franz Ferdinand, mentre il lugubre rhythm and blues insito in “Dead Man’s Bones (The Dead Man Blues)” assume le sembianze di una colonna sonora di un B Movie tipico degli anni ’70. Quando oramai tutto sembra essere definito, la pachidermica “Alcoholizer” mischia nuovamente le carte in tavola, riversando nelle nostre orecchie una copiosa colata lavica tinta nel doom più oscuro, resa ancora più rovente da un mefitico riff di Hammond che le dona un gusto decisamente lisergico. Davvero sorprendenti!
