7.5
- Band: THE SCALAR PROCESS
- Durata: 00:45:41
- Disponibile dal: 29/05/2026
- Etichetta:
- Transcending Obscurity
Provenienti dalla cittadina di Besançon, nella Francia orientale, i The Scalar Process hanno esordito nel 2021 con “Coagulative Matter”, un promettente album di progressive/technical death metal che può essere inserito in quel filone di band quali Fallujah, The Zenith Passage e Rivers Of Nihil.
A cinque anni di distanza e dopo un paio di cambi di formazione, i transalpini tornano con il secondo disco, confermando e andando oltre quanto fatto di buono con il loro debutto: con “Agnomystcism”, infatti, il loro death metal moderno si arricchisce di sfumature rendendo la proposta ancor più varia ed allettante, in una crescita evidente a livello compositivo.
Nonostante una tecnica strumentale decisamente elevata, la musica dei francesi non è costituita da un ammasso di virtuosismi, ma da canzoni dinamiche e concise, senza inutili orpelli, condite da melodie incisive e con un tocco progressive ancor più marcato che in passato.
Le sezioni propriamente death metal sono fondate su un approccio elegante ed intricato che, di per sé, non avrebbe molto di originale e potrebbe ricordare gli Obscura, ma i pezzi trovano il loro tratto distintivo nell’utilizzo di tastiere (anche se non è presente un tastierista in formazione) e arrangiamenti di sintetizzatori, sfruttando suoni ambientali ed eterei che si pongono in contrasto con le parti più feroci. Sono proprio questi momenti a dare sostanza a certe atmosfere mistiche o meditative, caratteristica già riscontrata nell’album di debutto e qui ancora più marcata, non solo per il titolo o per la suggestiva immagine di copertina realizzata da Celest C..
Notevole il lavoro delle due chitarre, non solo per la mole e l’assortimento di riff ma anche per molti arpeggi puliti disseminati nei vari brani, così come basso e batteria cambiano ritmi e dinamiche con fluidità, mentre la voce si esprime in un growl efficace e profondo, pur non cambiando praticamente mai tono.
“Far From The Flesh”, con i suoi intrecci chitarristici è una lezione di tecnica applicata al death metal, in “Incessant Continuum” è Andy Thomas dei River Of Nihil a prestare la sua voce pulita per mitigare la furia di un pezzo veemente, mentre l’altro ospite, Justin Mckinney (The Zenith Passage), impreziosisce “Illness” con un lungo assolo.
La title-track è un brano che alterna esplosioni viscerali a pause riflessive, mentre dei due intermezzi strumentali, “Affluent Marea” convince per le sonorità dense e in crescendo, e la soffusa elettronica di “Sigil” prepara il terreno prima dell’affondo finale assestato da “In A Light Frame”.
“Agnomysticism” è un album che riesce ad abbinare con decisione maggiore rispetto all’esordio l’aggressività del death metal più brutale con passaggi introspettivi, pur senza appesantire l’ascolto, grazie a brani immediati in cui la padronanza strumentale è funzionale al risultato: un disco decisamente superiore al suo predecessore, ma l’impressione è che il processo di crescita non sia concluso e che il potenziale inespresso possa permettere ai The Scalar Process di osare ancora qualcosa in più.
