THE SHRINE – Rare Breed

Pubblicato il 02/11/2015 da
voto
7.5
  • Band: THE SHRINE
  • Durata: 41:10
  • Disponibile dal: 30/10/2015
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Universal

Bentornati ai mitici skaters di Venice con il loro rock n’roll ‘psichedelico e violento’, come tendono ad appellarlo loro stessi, dopo il precedente “Bless Off” del 2014. Stesso look da weirdos losangelini, direttamente dalle tavolate dei Rainbow, con ancora le cassette dei Black Sabbath e Thin Lizzy in macchina, ecco riaffacciarsi sulle scene con “Rare Breed”, un’altra scarica di punk-metal adrenalinico da ascoltare quando ci si sveglia in una piscina vuota durante un party ignorante pieno di acidi e gente col giubbotto di pelle che puzza di whisky da discount. Ancora nulla di nuovo sul fronte musicale e d’immaginario, come era stato per il primissimo “Primitive Blast”, ma ancora dannatamente gagliardo e cazzuto. Difficile non prendersi bene quando parte “Death To Invaders” o la hendrixiana “What’s Left For Me”, che sembra richiamare anche le ispirate corde di certi Monster Magnet più grezzi e strafatti. Sembra veramente un salto nel passato quando torna il punk hardcore dei Black Flag nella tiratissima “Savage Skulls And Nomads” come se si fosse saliti su un treno sferragliante diretto all’altro mondo, riprendendo in pieno le tonalità fine anni Settanta, e sembra di trovarsi nel deserto più enigmatico e visionario con “The Vulture” con il suo andamento che volteggia sui nostri cervelli in black-out totale. Stesso risultato evocativo anche nella penultima semi-ballad di “Dusted and Busted” in puro stile Thin Lizzy con la sua ripresa che rievoca tutta la NWOBHM in soli pochi giri finali. Josh Landau alla voce e chitarre sembra veramente essere il nuovo Dave Wyndorf (nella perla finale “Space Stepping” è difficile credere che non sia lui al microfono), seppur dall’altro lato del continente, e con qualche pistone ancora funzionante. Anche se probabilmente ancora per poco. Fatto sta che la formula del suo power trio funziona dannatamente bene, i brani sono carichi e pieni di verve losangelina, e non si può aggiungere niente ad un discorso che ha dalla sua il fatto – semplice – di funzionare così come è. Le cover degli album sono sempre minimali, come le toppe sui vecchi giubbotti di jeans sgualciti che affollano il Sunset Strip tra il Rainbow e il Whisky A Go-Go il sabato sera. Oggi, evidentemente, come negli anni Settanta. In album come questi il divario sembra essere veramente poco.

TRACKLIST

  1. Coming Down Quick
  2. Death To Invaders
  3. Rare Breed
  4. Acid Drop
  5. What's Left For Me
  6. Savage Skulls and Nomads
  7. The Vulture
  8. Never More Than Now
  9. Pull The Trigger
  10. Dusted and Busted
  11. Space Stepping
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