7.0
- Band: THE SILVER
- Durata: 00:48:13
- Disponibile dal: 20/03/2026
- Etichetta:
- Gilead Media
Chi è interessato alla scena che si sta sviluppando attorno a Philadelphia, negli Stati Uniti, ha già probabilmente sentito parlare dei The Silver, visto che nella formazione – dedita a un post-black metal pesantemente influenzato dal progressive – militano vari membri degli Horrendous e dei Crypt Sermon.
La band, che nel 2021 si è fatta notare per il debut “Ward Of Roses”, torna ora sulle scene con “Looking Glass Hymnal Blue”: quasi un’ora di arpeggi, assoli e riff melodici, che mantengono però una cruda e fredda essenzialità di base.
La cosa che si nota di più, sin da quando si schiaccia ‘play’ e si fa partire la traccia che dà il nome al disco, è l’alternanza fra la voce in scream di un cantante che risponde allo pseudonimo di Black Devil, e quella pulita di Matt Knox degli Horrendous, in grado di istaurare dei veri e propri dialoghi teatrali come in “Two Candles”, tutta giocata su questo binomio e sull’alternanza di parti più cadenzate e velocissime sfuriate di riff.
I vari episodi dell’album presentano quindi diversi movimenti, con parti che raramente si ripetono, trasformando le canzoni in sinfonie a sé stanti impegnate soprattutto a creare atmosfere molto vicine alle tematiche di cui la band vuole parlare. Colpiscono in particolare i cori di brani come “Memorias”, evidentemente ben studiati, i quali vanno nella direzione del progressive dei Ne Obliviscaris, mentre l’intreccio delle chitarre di Knox e Alex Kulick, anche lui proveniente dagli Horrendous, intesse arabeschi melodici capaci di crescere con ascolti ripetuti dei brani.
Anche se dovremmo essere nel panorama del post-black, comunque, le due somiglianze che ci vengono più in mente sono sicuramente quelle con gli ultimi Enslaved e i già citati australiani, poiché la componente progressive è assolutamente preponderante rispetto alla costruzione di ritornelli melodici: mano a mano che si va avanti col disco, ci si rende conto che il virtuosismo è infatti una delle sue anime più fondamentali, con i musicisti impegnati a cimentarsi in assoli sempre più complessi e tempi sempre più bizzarri.
Del post-black cui la band dice di appartenere rimangono sostanzialmente lo scream e le parti di blast-beat, che possono alla lontana ricordare Gaerea (pre-“Coma”) e Deafheaven, ma è palese che i musicisti qui coinvolti guardano da altre parti. Un caleidoscopio a più facciate, dai brani più duri già citati alle parti più melodiche, come in “When The Moon Is Three” e “Twilight Of Love”.
Il dualismo della band trova il suo compimento nella conclusiva “My Lone Dark Lantern”, dove si riprende la struttura del primo brano dell’album e cerca di dare un riassunto conclusivo di quanto abbiamo ascoltato, fra i ritmi ossessivi e i riff glaciali che vanno a chiudere questa visione dei musicisti.
Dunque, avrete capito che “Looking Glass Hymnal Blue” è sicuramente un’uscita interessante – in particolar modo se siete fan della parte più progressiva del metal estremo – ma l’album soffre a nostro parere del difetto di voler strafare in alcuni punti, specialmente nell’idea che ogni canzone debba avere una struttura quasi da sinfonia, lasciando perdere la forma canzone classica.
Chiariamoci: non stiamo dicendo che il progressive dovrebbe avvicinarsi di più a una struttura regolare, ma resta veramente difficile mantenere l’attenzione alta su tutto quello che succede nei brani dell’ultima opera targata The Silver: questo penalizza leggermente l’esperienza di ascolto e rende quasi ostico arrivare fino in fondo a questi cinquanta minuti circa di complesso post black.
In conclusione, se amate anche solo uno degli artisti che abbiamo citato, se conoscete la scena di Filadelfia o se siete vicini alle atmosfere del post-black, questo album potrebbe rivelarsi una piacevole scoperta, ma non sicuramente un lavoro per cui gridare al miracolo.
