THE SMASHING PUMPKINS – Mellon Collie And The Infinite Sadness

Pubblicato il 12/08/2020 da
voto
10.0
  • Band: SMASHING PUMPKINS
  • Durata: 02:01:39
  • Disponibile dal: 23/10/1995
  • Etichetta: Virgin
  • Distributore:

Spotify:

Apple Music:

Se il 1991 è stato un anno di grazia per il rock – pensiamo all’epitaffio artistico di Guns n’ Roses e Queen con il doppio “Use Your Illusion” ed “Innuendo”; all’esplosione del grunge con “Nevermind” e “Ten”; ad album iconici per U2 e R.E.M. come “Achtung Baby” e “Out Of Time”; alla consacrazione mainstream di Red Hot Chili Peppers e Metallica grazie a “Blood Sugar Sex Magic” e al Black Album, solo per citare i più noti -, il resto degli anni ’90 ha visto affermarsi sugli allora sempre più influenti palinsesti di MTV altri generi (grunge, cali-punk, nu-metal, brit-pop, boy-band, electro…), facendo temere quanto sopra fosse stato il canto del cigno. Nondimeno, pur senza ripetere l’abbondanza d’inizio decennio, è indubbio che il rock non fosse morto, e una delle migliori prove in questo senso è il terzo album degli Smashing Pumpkins (o The Smashing Pumpkins).
Dopo l’ancora acerbo esordio “Gish” (uscito, guarda caso, nel 1991) e il meraviglioso seguito “Siamese Dream”, anch’esso annoverato tra i migliori album rock del decennio, la consacrazione definitiva per le Zucche di Chicago arriva nel 1995 con l’epico “Mellon Collie and the Infinite Sadness”, ambizioso e caleidoscopico doppio album in cui la creatività del quartetto raggiunge lo zenit. Nonostante l’ingombrante presenza del padre-padrone Billy Corgan, che già nel precedente album aveva ri-registrato praticamente tutto in quanto non soddisfatto del risultato, è d’uopo citare il sottovalutato chitarrista James Iha, qui anche autore di un paio di pezzi, il fenomenale batterista Jimmy Chamberlin, asse portante insieme al già citato lider maximo, e la bassista D’arcy, degni attori non protagonisti insieme ai produttori Flood e Moulder, subentrati a Butch Vig.
Dalla rabbia glam-metal di “Zero” alla dolcezza dream-pop di “Tonight Tonight”, dall’inno generazionale post-grunge “Bullet With A Butterfly Wings” alla malinconia new-wave di “1979”, chiunque sia nato a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 è abbastanza probabile abbia nel proprio diario mentale delle cartoline legate a questi pezzi e relativi video; ma sarebbe quanto mai ingiusto limitare il successo di “Mellon Collie…” ad una manciata di singoli, se pur di straordinario clamore. Partendo dal disco rosso (“Dawn To Dusk”, in cui è narrata la giornata di un ragazzo dall’alba al tramonto), meritano una menzione il noise-rock di “Jellybelly” e “An Ode To No One”, la dolcezza di “To Forgive” e le melodie sognanti di “Galapagos”, il proto-industrial di “Love” e il dream-pop di “Cupid De Locke”, lo space-rock di “Porcelina Of The Vast Oceans” e finanche la ninna nanna di “Take Me Down”, cantata dallo stesso Iha. La seconda metà del concept (disco blu, “Twilight To Starlight”) riprende il piglio aggressivo con l’heavy-grunge di “Where Boys Fear To Tread” e “Bodies” (iconico il ritornello ‘Love is suicide’), per poi virare sulla delicatezza con “Thirty-Three” e la ballata acustica “In The Arms Of Sleep”, perfetta antitesi al noise-metal di “Tales Of A Scorched Earth” e “X.Y.U.”; d’obbligo citare anche l’altra mini-suite “Thru The Eyes Of Ruby” – forse la migliore tra le meno note del repertorio di Corgan -, così come il trittico di pastiche finali, “We Only Come Out At Night”, “Beautiful” e “Lily (My One And Only)”, probabilmente non all’altezza di quanto sentito finora ma comunque imprescindibili ingredienti della magia complessiva, prima che la dolcissima “Farewell And Goodnight”, cantata a turno da tutti e quattro i membri della band, faccia calare definitivamente il sipario.
Venticinque anni dopo, “Mellon Collie and the Infinite Sadness” non ha perso un grammo della sua poesia, di cui il fiabesco booklet è parte integrante, segno di un’epoca in cui la musica era ancora fisica, restando una delle più vivide fotografie del decennio e di una generazione in cerca di nuovi idoli dopo la prematura scomparsa di Kurt Cobain. Non sarà evidentemente Corgan a raccogliere il testimone, perso tra cambi di line-up e progetti sempre meno ispirati, ma ciò non fa che aumentare il fascino di questo album, opera struggente di un formidabile genio all’apice del suo splendore creativo.

TRACKLIST

  1. Mellon Collie And The Infinite Sadness
  2. Tonight, Tonight
  3. Jellybelly
  4. Zero
  5. Here Is No Why
  6. Bullet With Butterfly Wings
  7. To Forgive
  8. An Ode To No One
  9. Love
  10. Cupid De Locke
  11. Galapogos
  12. Muzzle
  13. Porcelina Of The Vast Oceans
  14. Take Me Down
  15. Where Boys Fear To Tread
  16. Bodies
  17. Thirty-Three
  18. In The Arms Of Sleep
  19. 1979
  20. Tales Of A Scorched Earth
  21. Thru The Eyes Of Ruby
  22. Stumbleine
  23. X.Y.U.
  24. We Only Come Out At Night
  25. Beautiful
  26. Lily (My One And Only)
  27. By Starlight
  28. Farewell And Goodnight
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.