THE SOMBRE – Monuments Of Grief

Pubblicato il 10/08/2022 da
voto
7.0
  • Band: THE SOMBRE
  • Durata: 00:38:39
  • Disponibile dal: 19/08/2022
  • Etichetta:
  • Chaos Records

Spotify:

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Ci ha preso gusto col gothic doom, il polistrumentista olandese Maurice De Jong. Tra la miriade di progetti dedicati al metal estremo, alcuni in ottica più sperimentale, altri dedicati a sonorità abbastanza tradizionali, questi The Sombre rappresentano un percorso di omaggio filologico a un determinato filone. Come già abbiamo esposto per il secondo album “Shapeless Misery”, sono le forme di doom estremo inglese dei primi anni ’90 a essere celebrate, pagando il proprio sentito tributo alla triade Peaceville di Anathema/My Dying Bride/Paradise Lost. Suoni, struttura dei brani, arrangiamenti, voce, concorrono al percorso di riscoperta e rielaborazione di quelle musiche uggiose, dolenti, una nebbia di sentimenti pessimistici e malinconie spesse. Ben lungi dall’ampliare chissà quanto il bacino di influenze, con “Monuments Of Grief” De Jong cambia lievemente l’angolatura del suo sguardo al genere, annettendo al noto canovaccio qualche soluzione in arrivo da latitudini un poco più settentrionali. Stiamo parlando della Svezia dei primi Katatonia e Opeth, che pare alla base di alcuni pallidi languori qui emanati.
La veste dimessa, languida e poetica nella quale le composizioni sono inserite prevede stavolta un netto annacquamento della componente death metal; gli irrobustimenti e le sferzate presenti in “Shapeless Misery” se ne sono andate, cedendo il posto a un decadimento dello spirito e della carne piuttosto pronunciati. “Monuments Of Grief” si adagia su registri lenti e sospiranti, dilatando i tempi e sciogliendosi in melodie intristite con garbo. Levigata la produzione, ridotta la presenza e la capacità immaginifica del violino, De Jong ha preferito una condotta ancora più minimale e basica per la sua creatura. Lunghe nenie scorrono afflitte e con variazioni ridotte, mettendo al centro toni sommessi, uniformi, e un’interpretazione vocale che, risentendo del clima generale, rinuncia a graffiare e asseconda l’abbattimento, il rallentare fino alla rinuncia. C’è un clima quindi depresso e indolente ad avvolgere l’album, che proprio per questa sua ritrosia ad aprirsi ad andamenti più brillanti e mutevoli arranca nei primi approcci. Qualche sprazzo vagamente onirico/psichedelico introduce un pizzico di ‘evoluzione’, ricordando per certi versi i primi tentativi degli Anathema di uscire dagli austeri recinti del death-doom più ossianico. Mentre gli arpeggiati riportano a quel clima di pace tipico delle prime prove opethiane, nonostante qua il discorso non venga ampliato moltissimo e non si cerchino chissà quali contrasti tra elettrico e acustico. Piace anche il ricorso al parlato, uno degli aspetti più vintage in una proposta che già fa dell’amarcord il suo spirito guida. La tracklist, nella sua ordinata omogeneità, non prevede grossi sussulti e, superata la diffidenza iniziale per lo scarso brio generalizzato, si fa apprezzare per una miscellanea melodica genuinamente plumbea e polverosamente underground. De Jong mostra con discreta efficacia il suo amore per la materia, per quanto le opere originali dei nomi sopra citati rimangano di ben altra caratura. “Shapeless Misery” aveva dalla sua un songwriting più incisivo e un potere di intrattenimento superiore, “Monuments Of Grief” regge comunque il colpo e non scade qualitativamente sotto certi standard. Promosso, senza grandi lodi.

 

TRACKLIST

  1. From The Depths Of Misery
  2. Alone in My Desolation
  3. The Mourning Gloom
  4. Monuments Of Grief
  5. When Death Comes I Will Be Beside You
  6. Paradise Regained
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