THE SOMBRE – Shapeless Misery

Pubblicato il 01/12/2020 da
voto
7.5
  • Band: THE SOMBRE
  • Durata: 00:35:47
  • Disponibile dal: 20/11/2020
  • Etichetta: Brucia Records
  • Distributore:

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L’irrefrenabile pulsione creativa di Maurice De Jong si spinge verso brume non ancora toccate dalla sua fervida immaginazione. Fra le inumerevoli, più o meno succulente, elucubrazioni fra metal estremo, rumorismi e minoritari rilassamenti, mancava un afflato di plumbeo death-doom. Come da tradizione per il personaggio, inaugurato il nuovo filone, a firma The Sombre, nel 2019 con l’esordio “Into The Beckoning Wilderness”, per il 2020 è già tempo di un successore, rilasciato in formato CD e cassetta dall’italiana Brucia Records. Come dichiarato nella presentazione, si va ad omaggiare uno specifico trio di formazioni, immortalate nella loro prima fase di carriera. Stiamo parlando della ‘triade Peaceville’, la trinità del gothic-doom inglese composta da My Dying Bride, Paradise Lost e Anathema. Gruppi riletti nei caratteri fondanti dei loro primi lavori, perché ascoltando l’album di De Jong è chiaro che ci si concentri su un lasso di tempo e un modus operandi ben precisi (già nel ’96 si era tradito il ‘verbo’, par di capire ascoltando il disco…), tralasciando altre evoluzioni arrivate in anni successivi (o quasi, visto che la formazione di Aaron Stainthorpe anche in tempi recenti si è tuffata in sonorità assai disperate).
Quello che poteva essere un simpatico esercizio di stile e poco più, considerato che fin dalle primissime battute si avvertono evidenti citazioni nel sound, nelle atmosfere, nelle armonie dolenti e perfino nel taglio lo-fi e poco moderno della produzione, si scopre essere un album pensato ed eseguito come meglio non si sarebbe potuto. Il segreto per nulla celato di “Shapeless Misery” è l’ombrosa vitalità, quel rassicurante richiamare stilemi oggi come oggi piuttosto in voga nell’underground, senza incorrere in déjà-vu troppo spinti, né indulgere in lagnosità, appesantimenti e sforzata drammaticità. Al contrario, vi è una compassata calma a fungere da filo conduttore, in composizioni che non calcano i toni quanto a luttuosità o ferocia. Siamo dalle parti, in particolare, dei My Dying Bride romantici ma poco inclini ad aperure melodiche fragorose, quelli che non disdegnano di accompagnare le loro doglianze a un violino espressivo, qui sostituito da tastiere sacrali che ne richiamano in parte il suono e protagoniste di partiture di carattere, integrate a un canovaccio di armonie famigliari ma brillanti nell’interpretazione. In una musica che sovente, quando viene affrontata da ‘follower’ delle leggende di cui sopra, gioca la carta degli sfoggi emotivi scenografici, dello sconforto teatrale o di uno strascinarsi funereo vistoso, fa piacere constatare che si possano esprimere taluni sentimenti anche in modalità più sobrie e tramite velature sonore ricamate con relativa grazia.
Mentre il polistrumentista dei Paesi Bassi si destreggia tra growl novantiano e raggelanti clean vocals che parrebbero uscite dalla bocca del tristo singer della Sposa Morente, ci facciamo spingere alla deriva da brani ora morbidamente ondosi, ora aggraziati, oppure abbandonati a quella pace cimiteriale che rende ad esempio perfetta nella sua semplicità “Tears And Dismay”, quasi opethiana/katatonica in alcune fasi, un equilibrismo tra doom classico e gotico che dev’essere una bella novità anche per il paffuto De Jong. Contribuiscono al successo dell’operazione la durata risicata e la volontà di non andare fuori dal seminato: anche nel rileggere le opere altrui ci vuole conoscenza, garbo e intelligenza, tutte qualità che il progetto The Sombre possiede ed elargisce con continuità per l’intera sua durata. Un album autunnale che più autunnale non si potrebbe, si avvicinino speranzosi anche coloro che hanno un (giusto) timore nei confronti delle creazioni della mente di Gnaw Their Tongues e tante altre perversioni.

TRACKLIST

  1. A Terrible Silence from Above
  2. My Betrayal as a Knife
  3. Shapeless Misery
  4. Tears and Dismay
  5. The Golden Shroud
  6. An Untameable Desire
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