THE SUICIDE MACHINES – Destruction By Definition

Pubblicato il 19/06/1996 da
voto
8.0
  • Band: THE SUICIDE MACHINES
  • Durata: 00:37:16
  • Disponibile dal: 21/05/1996
  • Etichetta:
  • Hollywood Records

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NOFX, Pennywise e Rancid da una parte, Face To Face, Reel Big Fish e The Suicide Machine dall’altra. Mettendo a confronto le carriere è retorico dire chi abbia avuto più successo, eppure il secondo raggruppamento è quello che a metà anni ’90 usciva su major, avendo abboccato all’amo dalle etichette intente ad inserire i nuovi Green Day e Offspring. La storia ha detto poi diversamente, ed è innegabile che le prime tre band fossero quello dotate di maggior talento oltre che del supporto di un’etichetta ‘familiare’ come la Epitaph, nondimeno è un peccato che un lavoro come “Destruction By Definition” sia andato smarrito nella memoria collettiva. Seguendo l’esempio dei Rancid, lo ska-core dei The Suicide Machines frulla tutti gli aspetti più divertenti del punk rock in un solo album: se l’opener “New Girl” (presente anche nella colonna sonora di “Tony Hawk”) è un ottimo esempio di ska-core mutuato dagli Operation Ivy, con “SOS” ci si sposta verso lo ska minore e con “Break The Glass” verso il punk rock, anche se l’apice in termini di contaminazione resta “Hey”, in cui breakdown quasi hardcore e sezione fiati (presente solo qui e in “Vans Song”) convivono a meraviglia. Il resto del dischetto spazia su queste coordinate, con pezzi ska-punk mediamente veloci e immediati trainati dalla sezione ritmica (per averne contezza sentite cosa combina il bassista Royce Nunley in “Punk Out” o “Insecurities”) e dai controcori del chitarrista Dan Lukacinsky, prima del finale in crescendo con la ballad punk “So Long” e la cover di “I Don’t Wanna Hear It” dei Minor Threat. La carriera del quartetto di Detroit (ebbene sì, non sono californiani pur sembrandolo) proseguirà un’altra decina d’anni con alterne fortune prima che ognuno prenda la sua strada (il ritorno del 2020 vede solo il cantante Jason Navarro della formazione originale), ma l’esordio resta il loro punto più alto, nonché una delle cartoline meglio nascoste del punk rock anni ’90.

TRACKLIST

  1. New Girl
  2. S.O.S.
  3. Break the Glass
  4. No Face
  5. Hey
  6. Our Time
  7. Too Much
  8. Islands
  9. The Real You
  10. Face Values
  11. Punk Out
  12. Vans Song
  13. Insecurities
  14. Inside_outside
  15. Zero
  16. So Long
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