THE SWORD – Used Future

Pubblicato il 27/03/2018 da
voto
8.0
  • Band: THE SWORD
  • Durata: 43:36
  • Disponibile dal: 23/03/2018
  • Etichetta: Razor & Tie
  • Distributore:

Woke up in the future / But nothing shiny and new“. Con uno come Tucker Martine è difficile fare un passo falso. Il produttore americano è infatti uno dei personaggi più in gamba degli ultimi anni in fatto di produzione rock’n’roll. E si sente eccome. Il sesto album dei The Sword, pur non avendo l’impatto e la freschezza dei primi lavori, è sicuramente il più affabile e ben congegniato dell’intera carriera, quella che aveva ingranato la marcia nel 2008 come support act dei Metallica nel Death Magnetic Tour. Se  “Deadly Nightshade” e Twilight Sunrise” convincono fino ad un certo punto, pur dimostrandosi perfettamente concepite e strutturate per un impatto più catchy ed immediato è poco dopo che il disco comincia a farsi tosto.  “The Wild Sky” ha uno dei bassi migliori che si siano sentiti nelle ultime produzioni stoner rock degli ultimi tempi, merito di un Bryan Richie ispiratissimo dietro il quattro corde e dietro i synth, che dona un tocco psichedelico immediato al tutto. È però dopo qualche pezzo che le cose iniziano a farsi ancora più gagliarde, poco dopo “Intermezzo” e il tutto inizia a plasmarsi in un’ottica più narrativa e melliflua. Rintocchi country-blues si mischiano a synth pulsanti come vene alcolizzate, John D. Cronise si fa crooner seventies, Santiago Jimmy Vela III accompagna come in preda a visioni da peyote e “Sea Of Green” diventa fantascienza retrò, come se il Mojave si fosse spostato improvvisamente sulla superficie lunare toccata da Armstrong. Gli All Them Witches si mischiano a Hendrix, tornano Black Sabbath e si dilatano alla Lynard Skynard, come se ci fosse anche Jack White nel mezzo della cricca di quel futuro usato, che proibabilmente è anche vitage e obbligatoriamente retrò (“Don’t Get Too Comfortable” è uno dei picchi assoluti dell’album). Il quartetto di Austin fa le cose come si deve qui, forse tralasciando un po’ dello spirito più becero e distorto dei primi lavori, ma proponendo un lavoro coi controfiocchi che entusiasma pian piano che lo si inizia ad avere nel corpo, proprio come un acido che prende bene. “Come And Gone” inizia come gli Allman Brothers, poi diventa Hawkwind e sfocia in un lento andamento finale cinematico che ricorda praticamente tutto, ma difficilmente non si blocca come una visione che si ha mentre si viaggia tra le dune spaziali. Il tema portante dell’album è ripreso più volte nel corso del lavoro e riesce a donare quel senso di organicità e omogeneità che spicca alla luce di un lavoro consumabile e fruibile anche a tracce singole. “This is the new future / Thought it was yours to explore / This is a used future / Feels like we’ve been here before / We’re in a used future / Everything around us must fall / It’s just a new suture / On an old wound that cuts through us all“.

TRACKLIST

  1. Prelude
  2. Deadly Nightshade
  3. Twilight Sunrise
  4. The Wild Sky
  5. Intermezzo
  6. Sea of Green
  7. Nocturne
  8. Don't Get Too Comfortable
  9. Used Future
  10. Come and Gone
  11. Book of Thoth
  12. Brown Mountain
  13. Reprise"
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