THE THIRTEENTH SUN – Stardust

Pubblicato il 15/07/2017 da
voto
7.0
  • Band: THE THIRTEENTH SUN
  • Durata: 00:49:53
  • Disponibile dal: 12/05/17
  • Etichetta: Aural Music
  • Distributore: Audioglobe

‘Argonauti del progressive stellar metal’: questa l’intrigante definizione che il quintetto rumeno sceglie per descriversi. La strada già tracciata con l’EP “Genesis” è infatti quella del progressive rock e metal, che spesso sfocia nell’ambient e più occasionalmente nell’estremo. Rispetto alla release precedente si registra un indurimento del suono, con l’inserimento di partiture black/death (decisivo in questo senso il contributo di Edmond Karban dei Negura Bunget, qui presente nella doppia veste di produttore e guest vocalist). “Universus” ci introduce nel mondo sospeso dei The Thirteenth Sun: sonorità ora liquide ed eteree, ora più sottilmente inquietanti, in un crescendo emotivo. Si prosegue sulla stessa linea con la successiva – e ottima – “Pathways”: tra i riferimenti stilistici della band transilvana ci sono sicuramente gli Opeth del periodo mediano (“Deliverance”/”Watershed”), Arcturus, Voivod, gli Amorphis più morbidi e psichedelici, oltre che naturalmente i mostri sacri Pink Floyd e Rush a stagliarsi sullo sfondo. Chiude idealmente la prima parte dell’album “Planes Of Creation”, nella  il ritmo accelera e abbiamo la prima autentica incursione in campo estremo. Il resto del disco prosegue come viaggio tra le galassie sorretto da potenti rimandi agli anni ’70 (la parte centrale di “Universe Is Burning”) e un buon mix tra avantgarde metal e prog rock, senza particolari cali compositivi e con una menzione particolare alla conclusiva e strumentale “Glowing Sun”. Non sono però tutte luci: non sempre l’amalgama tra le diverse influenze è perfettamente riuscito; la virata verso lidi più estremi è apprezzabile e dà carattere alle composizioni, ma si tratta di un elemento nuovo, che probabilmente necessita di maggior rodaggio per essere sfruttato al meglio. Inoltre, una cosa di cui si sente la mancanza (anche se forse qualcuno griderà allo scandalo) sono i ritornelli, elemento che avrebbe regalato quel quid aggiuntivo ai brani, permettendo loro di farsi ricordare. Nonostante queste criticità – e la sporadica tendenza all’autocitazione, che rischia di portare ad un calo di attenzione nell’ascoltatore – si tratta di un’opera prima interessante e che lascia ben sperare per il futuro, che si inserisce in un filone non così battuto come quello progressive.

 

 

TRACKLIST

  1. Universus
  2. Pathways
  3. Planes of Creation
  4. Universe is Burning
  5. Melting Skies
  6. The Fabric of Time
  7. Glowing Sun
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