THE VINTAGE CARAVAN – Arrival

Pubblicato il 14/05/2015 da
voto
7.0
  • Band: THE VINTAGE CARAVAN
  • Durata: 00:54:41
  • Disponibile dal: 15/05/2015
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

Un album del calibro di “Voyage” ha giustamente scatenato l’entusiasmo dei fans e degli addetti ai lavori appassionati di ‘classic rock’, strepitoso biglietto da visita vergato da un gruppo giovane e affamato denominato The Vintage Caravan. I Nostri si sono imbarcati in una serie di date dal vivo con gli immarcescibili Pentagram ed i promettenti Blues Pills; al contempo hanno fatto tappa ai prestigiosi Roadburn Festival e Summer Breeze, ampliando così il potenziale ventaglio di nuovi adepti. Senza adagiarsi sugli allori, il trio islandese si è dedicato alacremente alla scrittura dei brani contenuti nel qui presente “Arrival”, opera incisa in uno studio di registrazione ricavato da una vecchia sala da ballo, in un fiordo isolato. La produzione è stata affidata ad Axel Árnason, professionista che nel recente passato ha collaborato con eclettici autori underground come Ibsen (pseudonimo di Ívar Bjarklind) e Skálmöld: il primo artefice di un algido ed oscuro pop elettronico, i secondi impavidi e battaglieri vichinghi del Nord, fieri portavoci di ancestrali tradizioni folkloristiche. Una visione artistica così ampia ha permesso al protagonista di forgiare una resa sonora ad hoc per i Nostri, coniando così un sound potente, corposo e grasso, volto a far esplodere le casse degli impianti Hi-Fi. Il cangiante abito viene confezionato da una veste grafica a dir poco magnifica, curata dall’artista americano David Paul Seymour, meritevole di rappresentare visivamente al meglio il contenuto intrinseco dei brani. Purtroppo “Arrival” rimane lievemente offuscato dalla straordinaria qualità degli episodi inclusi nel suo immediato predecessore, palesando alcuni lievi ma significativi cali di tensione all’interno della scaletta. Le sincopi nervose ricamate dal tortuoso sentiero di “Last Day Of Light” faticano a spiccare il volo all’altezza del bridge e del chorus, così come le melodie vocali della stordente “Babylon” appaiono prive dell’auspicata incisività, collassando infelici in un’esplosione a salve all’altezza del ritornello. “Shaken Beliefs”, peraltro introdotta da una squisita divagazione ‘jazzy’, e “Crazy Horses” si presentano come due assalti elettrici all’arma bianca, che si lasciano ascoltare con piacere, senza regalare particolari brividi sulla spina dorsale. Intendiamoci, non mancano preziosi gioielli d’oro a ventiquattro carati, che contribuiscono ad impreziosire la breve discografia del combo isolano. Ci riferiamo in particolare all’arrembante groove incisivo di “Monolith”, meritevole di scagliarci in faccia un granitico riff degno di un violento gancio scagliato da un pugile esperto. Gli evocativi viaggi interstellari affrescati con maestria da “Eclipsed” e “Innerverse” dipingono un universo parallelo immerso nei colori freddi del cielo e del manto stellare. L’evocativo epilogo viene affidato a “Winter Queen”, estenuante cavalcata traboccante di pathos, all’interno della quale nascono e muoiono un quantitativo indefinito di galassie spettrali, che ci trascinano alla fine di un viaggio non privo di imprevisti, ma comunque denso di soddisfazioni.

TRACKLIST

  1. Last Day of Light
  2. Monolith
  3. Babylon
  4. Eclipsed
  5. Shaken Beliefs
  6. Crazy Horses
  7. Sandwalker
  8. Innerverse
  9. Carousel
  10. Winter Queen
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