THE VOID’S EMBRACE – Dawn Of A Stillborn Sun

Pubblicato il 02/07/2021 da
voto
7.5

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E’ con un gaudioso velo di ‘hypocrisya’ che diamo il benvenuto ai The Void’s Embrace, terzetto tedesco con base in quel di Gelsenkirchen. Nati dalle ceneri di altre due band teutoniche, Axolotl e Decaptacon, i The Void’s Embrace non hanno alcuna pretesa rivoluzionaria ed il loro death melodico ha i caratteri cubitali ben impressi di quello sguinzagliato negli anni Novanta in terra scandinava. Da qui, il rimando d’inizio recensione alla macchina del male sinfonico guidata dal sommo Peter Tagtgren: nel loro debutto targato “Dawn Of A Stillborn Sun” sono diversi infatti gli elementi riconducibili al gruppo svedese e l’attacco sontuoso e turbolento della titletrack (eletta nel ruolo di opener) ne dà la perfetta testimonianza.
Un’intro malinconica e trascinante anticipa un’autentica cascata di colpi assestati allo stomaco, disegnati egregiamente da Dennis Kree (suo il lavoro alla chitarra e al basso), scanditi altrettanto puntualmente dal drummer Holger Gebhard, sui quali si stende sovrano il growl di Andreas Gerhard. Potenza e melodia che si esaltano in sede di refrain, riprendendo il mood di quelle sonorità che hanno tracciato i solchi di un determinato sottogenere in grado di richiamare adepti da tutto il mondo, The Void’s Embrace compresi. Il pezzo apripista ha tutti i crismi del caso ed il passaggio alla successiva “The Day You Fall” appare più che naturale, galvanizzata da una poderoso quanto orecchiabile arrangiamento che farà felice gli amanti degli Amon Amarth. Una linea d’azione vincente, potenziata dall’uso strategico delle tastiere che fa da giusto contrappeso al ruggito dello stesso Gerhard. Vi sono ancora dei passaggi leggermente statici, soprattutto nelle parti strumentali più pulite, oltre ad una ripetizione di fondo del canovaccio ma i nostri, tuttavia, ci sanno fare eccome, cogliendo di fatto i tasselli sui quali puntare maggiormente (a tali riguardo ascoltate l’omonima “The Void’s Embrace”). Glaciali al punto giusto (scuola Dissection) con schizzate black (“Servants”) che tinteggiano di nero l’aere generale, i tre di Gelsenkirchen sono riusciti a portare su disco, supportati da una produzione degna di tale nome, la propria passione, senza tuttavia adottare la struttura del rischioso copia-incolla. Tornando all’album, la seconda parte ricalca a grandi linee quanto offerto nei primi cinque pezzi, risultando comunque tutt’altro che stantia o poco ispirata (vedasi “Crimson Blood”). Un album d’esordio che, ripetiamo, non contempla vocaboli come ‘capolavoro’, non eccelle in creatività o esuberanza; vi è però una certezza di fondo: una volta avviato, scorre che è un piacere e quandanche l’ombrosa e ribelle “Ultimate Me” oscura definitivamente l’alba di un sole nato morto, la voglia è quella di ripartire da capo. Malinconia di certe sonorità? Può essere; in tal caso i The Void’s Embrace sono stati bravi a riaccenderla.

TRACKLIST

  1. Dawn of A Stillborn Sun
  2. The Day You Fall
  3. The Void’s Embrace
  4. Until The Night Will Fade
  5. Servants
  6. Empty Lights
  7. Crimson Bloom
  8. Flames Of Ruin
  9. Ultimate Me
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