8.0
- Band: THE ZENITH PASSAGE
- Durata: 00:39:18
- Disponibile dal: 04/15/2016
- Etichetta:
- Unique Leader
- Distributore: Audioglobe
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Per ora non ci è dato sapere se i The Zenith Passage siano da considerarsi un side project, una all-star band, o che altro, ma di una cosa ne siamo assolutamente certi: hanno confezionato un disco coi fiocchi e qualsiasi cosa decidano di fare in futuro ci auguriamo che il materiale composto sia sempre di questa caratura. Ma veniamo alle presentazioni: capitanati dal chitarrista e per l’occasione anche – eccellente – bassista Justin McKinney dei The Faceless, i The Zenith Passage hanno come secondo chitarrista nientemeno che un certo Rob Maramonte (ex Fallujah), dietro alle pelli troviamo Luis Martinez degli Oblivion (quali? Ovviamente quelli che suonano techno death, anche loro usciti qualche anno fa sotto Unique Leader) mentre alla voce abbiamo Greg Hampton dei Dog Eats Flesh e Zombie Corpse Autopsy. Insomma sulla carta ci troviamo al cospetto di un gruppo non propriamente di impreparati, né dal punto di vista tecnico né dal punto di vista della capacità di scrittura dei pezzi e, soprattutto, di personalità stilistica. Non dimentichiamoci infatti che sia le band da cui provengono questi musicisti sono certamente da annoverare tra i gruppi più personali e di successo usciti nell’ultima decade, oltre ad essere entrambi citati come riferimento e ispirazione per molti altri gruppi. Quante volte avrete letto in qualche recensione che un certo gruppo suona un ‘technical death alla The Faceless’ o ‘un death metal moderno alla Fallujah’? Beh, in questa band troviamo ben due menti creative. La proposta musicale, sembra quasi da stupidi dirlo, ma tant’è, è esattamente quello che vi potreste immaginare se The Faceless e Fallujah decidessero di unire le forze e scrivere un disco. Troviamo i riff taglienti, affilatissimi e arzigogolati tipici del gruppo di McKinney e le pause riflessive, orchestrali e i rallentamenti mastodontici della band di Maramonte, oltre a quegli accenni melodici e futuristici che caratterizzano il sound di entrambi. Il tutto è unito con una logica e un dinamismo quasi sconcertanti, un guitar working talvolta asfissiante e ipnotico, altre volte arioso e memorizzabile. Una menzione particolare la meritano i passaggi più armonici, con queste specie di ritornelli che irrompono a mo’ di interferenza, e spezzano ma allo stesso tempo donano continuità e legano i vari cambi di atmosfera. Altre volte, invece, a dare melodia alla proposta, poi troviamo questi assoli così cangianti, dal retrogusto progressive (alla Between The Buried And Me, era “Colors” per intenderci) così inaspettati ma estremamente piacevoli. La forza dei The Zenith Passage sta proprio nel riuscire a far sembrare tutto estremamente semplice, logico e naturale, divertendo e affascinando l’ascoltatore. Altra menzione la merita il concept di “Solopsist”: il solipsismo è infatti un atteggiamento filosofico secondo cui l’unica cosa certa nella vita di un idividuo è la propria esistenza, mentre tutto ciò che lo circonda sarebbe frutto del proprio pensiero (in estrema sintesi); questo concetto viene ripercorso e reinterpretato dai The Zenith Passage in un contesto futuristico tale per cui l’esistenza di tutto ciò che ci circonda sarebbe creata da un computer. La cosa veramente notevole è proprio che, nei suoni e nei vari passaggi musicali, si può distinguere in maniera piuttosto netta quelli che sono i tratti più ‘umani’ da quelli invece ‘robotici’. Un gruppo davvero interessante insomma, da seguire con estrema attenzione, fino a questo momento uno dei lavori più interessanti di questo 2016, nel genere in questione. Non lasciateveli scappare.
