THECONDONTION / VESSEL OF INIQUITY – The Permian-Triassic Extinction Event

Pubblicato il 12/09/2021 da
voto
7.5

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Thecodontion e Vessel Of Iniquity si stanno ritagliando una piccola fetta di attenzioni da parte dei famelici frequentatori dell’underground. Merito di due proposte in cui il misto di ferocia, eclettismo, passione e visionarietà non esonda in sterili avanguardismi, ma si connota per una concretezza palpabile e una scrittura che rende appassionante e versatile quanto vergato. Entrambi i progetti sono negli anni iniziali di sviluppo, solitamente i più fecondi: non stupisce più di tanto allora vederli protagonisti di uno split, in stretta contiguità con quanto offerto finora. Annoverabile alla voce ‘uscite minori’ solo per formato e durata, perché questo EP di qualità ha da offrirne assai.
Iniziamo coi romani Thecondontion, duo che nel 2020 si è permesso di esordire con un disco death metal, “Supercontinent”, suonato senza chitarre e guidato dalle possibilità espressive del basso. Una sfida indubbiamente vinta, considerando le buone impressioni suscitate un po’ dovunque. Alle quali ci siamo convintamente accodati, sottolineando però, forse con un pizzico di incontentabilità, una certa ripetitività di fondo, dovuta alla gamma di sfumature ridotta dei bassi utilizzati, rispetto alle chitarre. Ebbene, questa lacuna ci pare superata con le due tracce offerte nel corso di “The Permian-Triassic Extinction Event”. Come promesso dagli stessi autori, sapevamo che i Nostri non sarebbero stati fermi sugli allori, difatti quel suono relativamente esile e poco ‘grasso’ apprezzato in “Supecontinent” viene riempito da una pesantezza prima solo in parte associabile ai Thecondontion. Siamo ancora in territori techno-death metal, richiamanti sia la tradizione novantiana, sia la spiccata inclinazione per il caos cosmico delle moderne derivazioni di tali stilemi. Quello che appunto fa la differenza e alza a nostro avviso l’interesse per un sound già ben decifrabile e caratteristico, sono da una parte una maggiore rozzezza di fondo, dall’altro una maggior espressività armonica. Quella che poteva apparire come una coperta leggermente corta nel primo full-length, va al contrario espandendosi in questa sede. Le due tracce dello split, infatti, godono di graditi salti nell’ignoranza pura e gretta, quando si dà libero sfogo alle barbarie; mentre, sull’altro fronte, i ricami solisti si rivelano coinvolgenti e magnetici, proiettandosi con gran gusto e traghettando verso una personalissima finezza sia “Thecodontosaurus Antiquus” che “Procompsognathus Triassicus”. Togliendo di torno quelle piccole impressioni di vuoto e mancanza che ci pareva di udire nel disco dello scorso anno.
Per la traccia appannaggio di Vessel Of Iniquity, parliamo di una continuazione dell’eccellente materiale contenuto in “The Doorway”, uscito soltanto un mese prima. Si va nel torbido, nel masochistico, con il musicista inglese, discepolo delle frange industrialoidi del metal estremo albionico. Qua siamo in presenza di una sua tipica manifestazione di dolore lancinante, nella quale ci si compiace di decostruire stilemi black metal e grind, per ricomporli in un assemblato futurista compromesso fino al midollo con suoni tecnologicamente avanzati. Rispetto all’ultimo album, il suono è più cacofonico, urticante, abbandonando quella definizione e quel relativo ordine che tanto ci erano piaciuti in “The Doorway”. “The Great Dying” ha piuttosto un suono lo-fi, conforme a una certa estetica underground, che non va in ogni caso a intaccare il lignaggio del pezzo. A una prima parte consegnata a un tritacarne tremendo di chitarre, urla incontrollate e drum-machine, segue lo sgocciolio immondo di liquame nerastro, raggelante per come ci fa sprofondare in un silente lamento, bruscamente, una perfetta colonna sonora di desolazione post-catastrofe. Un’agonia senza ritorno, con gli ultimi minuti di sconforto riempiti da armonie chitarristiche severe, prima di un’altra scarica grind, a fungere da definitivo annientamento. Lunga vita a split come questi, che aggiungono musica di valore al curriculum di musicisti di talento, che meritano tutti gli attestati di stime ricevuti finora. Ed altri sicuramente ne seguiranno in futuro.

TRACKLIST

  1. Thecodontosaurus Antiquus
  2. Procompsognathus Triassicus
  3. The Great Dying
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