6.5
- Band: THOKKIAN VORTEX
- Durata: 01:04:28
- Disponibile dal: 27/11/2025
- Etichetta:
- Folter Records
Spotify:
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“Lucifer Lucem Proferens”: questo improvviso ritorno dei Thokkian Vortex, oltre ad essere un buon disco in quanto tale, ci offre la possibilità di ragionare a più livelli. Quello più semplice è ovviamente la qualità intrinseca: il terzo disco di Lord Kaiaphas – di fama Ancient – è un buon prodotto di black metal nordico sia sinfonico che melodico, a cinque anni di distanza dal precedente “Thy Throne Is Mine” uscito su Non Serviam.
I numi tutelari di riferimento sono i grandi nomi del black metal della seconda ondata: Emperor, Dark Funeral, Immortal e Limbonic Art. Nonostante una palette di influenze piuttosto ampia, i Thokkian Vortex sono in grado di creare brani che non suonano esattamente come questa o quella band di riferimento, ma si inseriscono in una tradizione più ampia. Certo, alcune canzoni sono strutturalmente molto lunghe e complesse e questo favorisce la possibilità di introdurre momenti variegati: ad esempio, “The Brazen Vessel Of Solomon” e “Drip Drip” si muovono attorno ai dieci minuti, incorporando influenze anche chiaramente progressive.
Interessante è l’uso delle tastiere, a volte smaccatamente alla Emperor/Limbonic Art, in altri momenti più dungeon synth, in altre ancora vicine alle sperimentazioni dei Sear Bliss, ma sempre intrecciate con i riff di chitarra e non solo semplici tappeti sullo sfondo.
Sempre nelle stesse lunghe composizioni, spunta poi anche un flauto, quello di Danielle Sassi, che non può non ricordare i Jethro Tull e una certa scuola folk rock, e tutto questo si scontra con i momenti raw e old-school di schegge più rapide come “Fires Of Samum” o della title-track, dove si intravedono momenti alla Darkthrone o alla Tulus/Khold.
A descriverlo così, “Lucifer Lucem Proferens”, sembra un disco disorientante e magari avant-garde, ma non lo è: è invece un prodotto complesso ma perfettamente in linea con moltissimi stili ben conosciuti ed apprezzati fino a questo momento, incastonati in modo abbastanza regolare nelle dieci composizioni presenti.
Ecco, questo è il punto di partenza, purtroppo non completamente positivo, per concludere la nostra analisi: in “Lucifer Lucem Proferens” c’è decisamente troppo. Siamo a sessantacinque minuti di durata, diversi brani sono oltre i sei, sette minuti e nonostante tantissimi ascolti è difficile trovare un bandolo della matassa.
In sostanza, lo sforzo di Kaiaphas e soci è notevole, ma i risultati purtroppo non sempre arrivano allo stesso livello: a partire dalla difficoltà strutturale di un disco come questo, ci sentiamo di dire che sembra appartenere davvero (produzione esclusa, nitida e al passo coi tempi) ad un’epoca passata per durata, per libertà compositiva e mancanza di necessità di ‘singoli’ e di soluzioni facili.
In un mercato stracolmo e veloce come quello odierno, pur rispettando profondamente lo sforzo artistico dei Thokkian Vortex, non possiamo non chiederci se proporre un’opera così complessa sia stata davvero la scelta migliore o se forse – ad aver lavorato di cesello, centellinando con più accortezza idee e influenze – si sarebbe potuto offrire qualcosa di più focalizzato, accattivante e fruibile ad un pubblico potenzialmente più vasto.
