6.5
- Band: THORNHILL
- Durata: 00:37:35
- Disponibile dal: 04/04/2025
- Etichetta:
- UNFD
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Nel gioco di specchi che è la scena alternative metal moderna il nome dei Deftones è uno di quelli che rimbalza più spesso in termini d’influenza – a partire dalle new sensation Sleep Token, Loathe e Spiritbox, ma anche i più rodati Architects e Bring Me The Horizon hanno pagato pegno di recente in un paio d’occasioni – tuttavia nessuna band si è spinta ai livelli dei Thornhill, gruppo australiano che già in occasione dei precedenti due album, il promettente “The Dark Pool” e l’ancora più ambizioso “Heroin”, non ha fatto mistero della sua ammirazione per la storica band di Sacramento.
Stavolta però la formula inizia a mostrare un po’ la corda, anche perchè giunti al traguardo del terzo album sarebbe ora d’iniziare a recidere il cordone ombelicale trovando una propria strada, là dove “Bodies” viceversa si presta ancora di più all’accusa di plagio nei confronti di Chino Moreno e Stephen Carpenter.
Se l’iniziale “DIESEL” e “Silver Swarm” la buttano in caciara con una produzione potente che attualizza i bassi in primo piano e l’elettronica del nu metal primigenio e salterino, viceversa i pezzi più emozionali come “Revolver”, “Only Ever You” o “Obsession” recano scritto in filigrana il marchio Deftones sia nel cantato enfatico di Jacob Charlton che nel riffing sghembo di Ethan McCann; discorso simile per i saliscendi ritmici di “TONGUES” e “nerv”, i quali quantomeno aggiungono all’equazione un retrogusto hardcore a rendere il tutto più pesante.
Al netto di “CRUSH”, parentesi r&b francamente un po’ fuori contesto, le restanti dieci tracce di “Bodies” scorrono comunque gradevoli, con un buon bilanciamento tra la seduzione dell’alternative metal più raffinato e l’energia cinetica del nu metal più ‘molleggiato’.
Gli Ocean Grove, restando nei dintorni di Melbourne, ci hanno convinto di più pur senza inventare nulla, ma al netto dell’effetto ‘copia carbone’ i Thornhill restano una band dalle ottime potenzialità.
