6.5
- Band: THRÄNENKIND
- Durata: 00:58:00
- Disponibile dal: 23/08/2013
- Etichetta:
- Lifeforce Records
- Distributore: Audioglobe
Thränenkind è il nuovo progetto di Nathanael dei tedeschi Agrypnie, nuovo si fa per dire, visto che che la band risulta attiva già dal 2007 con i suoi primi EP e split alle spalle. Sulla scia di sensazioni franco-tedesche a cavallo tra Alcest e Lantlôs, “The Elk” è un debutto tanto intimista quanto freddo per tutto ciò che concerne la trasportazione emotiva che è, o meglio, non è in grado di offrire, magari anche convincendo dal punto di vista delle composizioni, ma mai particolarmente “caloroso” o simbiotico. In particolare modo, a stonare con l’intero contesto sembrano essere le parti vocali affidate a Nils Groth (già in forza nei black metallers Fäulnis) troppo sporche e anonime in un disco di questa fattura, dove a fare da padroni sono arpeggi e toni principalmente pacati. Una prova sottotono e non troppo curata, egoista, mai vicina alle tristi e disperate interpretazioni di frontman del mestiere come Neige o Angrrau. Da qui, è semplice dedurre che le tracce che ci hanno maggiormente convinto siano quelle interamente o per gran parte strumentali, dove a parlare e a comunicare sono le sussurrate trame di Nathanael e dove la musica assume il ruolo di colonna sonora dei momenti di quotidianità spezzata, quelli dedicati totalmente a se stessi e ai propri pensieri. Per certi versi, vengono alla mente anche certe idee dei Ghost Brigade, ma il tutto è molto più suggerito e un po’ meno rigettato sull’ascoltatore con quella cattiveria in possesso di sei finnici. Brani come “Just Another Way Of Expressing Defeat”, “Today, The Sea (Anja’s Song)” e “Eternal Youth” dimostrano di avere buone cose da dire, sia dal punto di vista della forma che da quello della comunicazione. Non esalta invece il resto della tracklist, dove ad episodi comunque piacevoli se ne alternano altri che non avremmo mai voluto sentire in un album come questo, come ad esempio la pessima “The King Is Dead”. In definitiva, si ha la sensazione che i Thränenkind siano un progetto che deve ancora esprimersi come vorrebbe, forti di una base solidissima (ottimo l’intero pacchetto strumentale offerto dal suo leader) ma ancora privi di quel pizzico di emotività obbligatoria per affrontare questo tipo di musica. In giro, per ora, c’è molto meglio, ma il futuro potrebbe accostare questo nome a certe realtà molto più blasonate, per la gioia di chi è costantemente immerso in un autunno/inverno perenne.
