7.5
- Band: THREAT SIGNAL
- Durata: 00:55:30
- Disponibile dal: 10/11/2017
- Etichetta:
- Agonia Records
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Avete presente quei calciatori che da giovani paiono destinati a spaccare il mondo ma poi (vuoi per demeriti propri, sfortuna o semplice ridimensionamento delle aspettative) finiscono ai margini del calcio che conta? Ecco, uno scenario del genere potrebbe applicarsi ai Threat Signal, assurti agli onori delle cronache nel lontano 2006 – insieme ai danesi Mnemic e Raunchy, altre due band che hanno raccolto meno di quanto seminato – grazie al promettente debut “Under Reprisal”, ma incapaci di bissare il successo prima con il pur valido “Vigilance” e poi con un terzo lavoro omonimo decisamente meno ispirato. Sei anni e molti cambi di line-up dopo (soprattutto dietro il drumkit) ci fa comunque piacere ritrovare il quartetto canadese, tornato con un quarto album decisamente più ispirato a partire dalla copertina, ed in grado di rinverdire i fasti di un decennio fa senza per questo suonare vintage (sarebbe peraltro un ossimoro, per quello che allora veniva definito ‘modern metal’). Accanto al classico binomio derivante dall’unione tra ritmiche trash-core e chorus linkinparkiani (ben rapppresentato da pezzi come “Walking Alone”, “Falling Apart” o “To Thine Own Self Be True”), trova ora spazio una terza dimensione data da inediti passaggi tecnici al limite del progressive, come avviene ad esempio in “Exit The Matrix” o “Aura”. Questa varietà compositiva, spinta agli estremi nell’acustica “Betrayal” e nell’intricata suite finale “Terminal Madness”, contribuisce a rendere scorrevole il giro d’orologio che accompagna il ritorno di John Howard e soci, un comeback in grado di ripagare la lunga attesa. E poco importa dunque che dalla Nuclear Blast siano passati alla più piccola Agonia Records: se avete nostalgia di queste sonorità, “Disconnect” non vi lascerà insoddisfatti.
