7.5
- Band: THREAT SIGNAL
- Durata: 00:45:34
- Disponibile dal: 27/03/2026
- Etichetta:
- Agonia Records
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Ai lettori più giovani (diciamo nella fascia tra i venti e trent’anni) il nome dei Threat Signal probabilmente non dirà molto. Eppure c’è stato un momento – esattamente vent’anni fa, quando uscì il debutto “Under Reprisal” – in cui la formazione canadese sembrava destinata a diventare un nome grosso dell’epoca insieme ai danesi Mnemic e Raunchy, tutti accomunati dalla rivisitazione del cyber metal dei Fear Factory anni Novanta con robuste aggiunte di neo-thrash/groove metal (in stile Machine Head), melo-death Y2K (gli In Flames del post-“Reroute To Remain”) ed un pizzico di nu metal/metalcore (soprattutto nei ritornelli, figli del successo planetario di Linkin Park e Killswitch Engage).
Con questi ingredienti c’erano tutte le carte in regola per fare bene, ma la storia ha detto diversamente per tutti gli appartenenti al cosiddetto filone ‘modern metal’ dell’epoca: nel caso dei Threat Signal, possiamo dire abbiano pesato i continui cambi di line-up (con il solo cantante Jon Howard sopravvissuto dalla formazione originale) così come dei sequel non all’altezza (soprattutto lo spompo self-titled del 2011, mentre “Vigilance”, uscito due anni prima, era un discreto seguito, penalizzato però dalla poca promozione).
Dopo l’inattesa fiammata di “Disconnect” nel 2017 arriviamo dunque ai giorni nostri con “Revelations”, ritorno a sorpresa che verosimilmente passerà inosservato agli occhi degli algoritmi delle piattaforme di streaming, ma non al manipolo di fan più affezionati.
Stante questa lunga premessa, non stupisce che il quinto lavoro della band di Hamilton si muova grossomodo sulle coordinate di due decadi orsono, in quello che potremmo definire come un ossimorico ‘vintage modern metal’. Il segno dei tempi è forse che c’è qualche stop’n’go di scuola svedese in meno, in favore di un sound più orientato al groove, ma per il resto nessuno spazio per breakdown, riff glitchati o contaminazioni con la scena djent attuale: fin dall’iniziale “The Great Tribulation” riff sincopati e punteggiature melodiche s’intrecciano in un tessuto ritmico colorato dal cantato di Jon Howard, invero ancora piuttosto efficace tanto nei numerosi ritornelli in pulito quanto negli scream ricchi di effetti.
C’è spazio per qualche frangente un po’ più heavy (“Non-Essential”, “Death Will Find Us All”), in cui la chitarra solista di Travis Montgomery sale in cattedra, così come per alcuni passaggi più atmosferici (il bridge della title-track o la conclusiva “Live For You”) non così presenti nell’esordio, anche se a conquistare gli ascoltatori dal cuore di panna saranno con ogni probabilità i ritornelli di “Exercise The Demon” o “NME”, dove il binomio tra potenza ritmica e melodia vocale, scolpito nella grafite ad inizio secolo (basti ricordare “A New Beginning”o “Seeing Red)”, trova la sua ideale sublimazione.
Non hanno la pretesa d’inventare nulla di nuovo – come peraltro non l’avevano all’epoca – ma l’auto-citazionismo usato con raziocinio, unito ad una cesellatura estrema di ogni particolare (artwork incluso), nel contesto di un concept particolarmente curato, rende “Revelations” un ottimo ritorno, consigliato ovviamente ai fan nostalgici ma anche a chi fosse incuriosito dal modernariato metallico d’inizio secolo.
