THREESTEPSTOTHEOCEAN – Del Fuoco

Pubblicato il 08/09/2020 da
voto
8.0

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Difficile non continuare ad applaudire, indefessamente, quanto propongono ad ogni giro di giostra i lombardi threestepstotheocean, questa volta reduci e rispuntanti tra noi dopo un silenzio musicale e mediatico durato ben cinque anni, da quel “Migration Light” che, appunto, nel 2015, aveva mostrato un nuovo tassello evolutivo del puzzle complesso, ma ben delineato, che compone lo stile del quartetto nostrano.
Pare l’altroieri quando, ormai quattordici anni fa, il gruppo si formò tra il milanese ed il varesotto e la maturazione costante di questa ormai non più tanto giovane formazione si è dipanata nel corso del tempo in modo del tutto naturale e organico, con un approccio DIY vincente e che ha permesso a questi ragazzi di restare semplici, umili e con i piedi per terra, immersi in quel sottobosco post- che, guardando all’Italia, è stato fucina di talenti almeno fino a qualche anno fa, prima che lo stesso laboratorio produttivo si spegnesse quanto basta per far perdere l’idea di ‘scena’ e far salire le quotazioni di band solitarie e proditoriamente coraggiose nel perseguire le proprie mire artistiche e d’espressione. Ebbene, Andrea Sacchetti, Francesco Tosi, Davide Logrieco ed il ‘nuovo’ bassista Giacomo Rogora – da qualche anno nel gruppo ma giunto, con “Del Fuoco”, alla prima prova in studio – fanno parte di tale categoria di non-musicisti, di ispirati espressionisti di sonorità interiori, atmosferiche e quantomai intimiste che, in questa quarta pubblicazione sulla lunga distanza, prendono forma attraverso un ulteriore slancio verso sviluppi di stile sempre più ricercati e convincenti. Verrebbe da scrivere anche ‘sempre più personali’, ma sarebbe una mezza offesa per una band che ha cercato fin dalla nascita, pur avendo ben impresse nel DNA alcune fonti ispiratrici, un sound identificabile e riconoscibile. In primis, chiaro, attraverso la mancanza della voce; e poi tramite quei soundscape visionari e cinematografici, i crescendo e le esplosioni/implosioni che tanto hanno fatto scuola nel genere, ma che i TSTTO fanno loro in modo particolare grazie alla ricerca effettistica e all’utilizzo di strumenti atipici e sample registrati homemade.
“Del Fuoco”, pur arrivando a netta distanza da “Migration Light”, con un corollario di titoli tutto italiano e con una gestazione piuttosto complessa, riprende il discorso dal disco precedente ampliandone le venature spaghetti western/americana, da una parte, e cercando una più fluida fusione tra chitarre, ritmica e sintetizzatori dall’altra. La certosina attenzione compositiva permette al gruppo di tirar fuori dal cilindro dei tribalismi, delle partiture ipnotiche e noise, chiamiamole pure post-black, dei giri melodici vincenti tali da estremizzare tutti i contenuti di un lavoro che risulta probabilmente il più completo, cangiante e avvincente della loro intera discografia. Un lavoro in cui il labile confine tra metal, rock e alternative pare quantomai sottile, e che non per questo sembra meno affascinante, anzi!
La partenza è un deciso pugno nello stomaco, con il minuto e mezzo iniziale di “Canto Ai Vivi”, disturbante intro cacofonico che spiazza per intensità e dolore allucinato: sembra di sentire una manciata di campane a vento impazzite e subissate dalle urla dei mille spettri scacciati. Per fortuna, in breve tempo, si viene catapultati all’interno di “Del Fuoco” con una coppia di brani spettacolare, “Dal Deserto” ed il singolo “Fiori Immortali”, che spingono molto l’immaginazione verso aperte praterie sconfinate, grazie a mood evocativi, potenti ed ossessivi; la ripetizione di certi pattern, arrangiati in modo differente ma reiterati all’interno del brano, amplifica parecchio la sensazione di distorsione del tempo, che scorre impalpabile e dimenticato per tutta la durata del platter. “Profezie Dalle Rovine” parte violenta, ma poi diventa più orecchiabile e con ottime melodie, mentre con la più lunga canzone del lotto, “Dispersi”, si rientra con pochi dubbi tra i brani migliori mai scritti dai nostri portacolori, un episodio ostico quanto accessibile, con un giro di synth che vi accompagnerà per molto tempo ed un portamento ritmico coinvolgente e dalla resa live assicurata; otto minuti che scemano di impatto con il procedere del minutaggio ma che mai perdono in fascino e carisma. “Notte In Pieno Giorno” è facilmente individuabile come la traccia più depressa della tracklist, baciata da cullanti e mortifere note di pianoforte; chiude i giochi il chiaro rimando ad “Arancia Meccanica”, “Arcangeli Con Le Trombe, Diavoli Con I Tromboni”, epica conclusione, riuscita, di un disco davvero meritevole e appagante, senza una nota di troppo, senza un suono fuori posto, curato nei minimi dettagli e che ci ricorda, ancora una volta, quante ottime formazioni gravitino a pochi passi da noi, creature che da una vita raccolgono meno di quanto seminano ma che proseguono con passione per la loro strada. Date un’opportunità a “Del Fuoco”, fatevi furbi come la volpe sulla copertina e andate ad ascoltarlo subito.

Disco disponibile per ascolto e acquisto qui: https://threestepstotheocean.bandcamp.com/

 

TRACKLIST

  1. Canto Ai Vivi
  2. Dal Deserto
  3. Fiori Immortali
  4. Profezie Dalle Rovine
  5. Dispersi
  6. Notte In Pieno Giorno
  7. Arcangeli Con Le Trombe, Diavoli Coi Tromboni
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