THRESHOLD – Legends Of The Shires

Pubblicato il 10/09/2017 da
voto
7.5
  • Band: THRESHOLD
  • Durata: 01:21:57
  • Disponibile dal: 08/09/2017
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

Il progressive metal, viste le ultime annate, è un genere che ha ancora parecchio da dire. Con l’arrivo sulle scene del djent e di altri generi affini, con l’opera di diffusione effettuata da personaggi del calibro di Steven Wilson, abbiamo assistito in questi anni a una vera e propria resurrezione del prog e l’inclusione di sonorità specialmente psichedeliche in moltissimi dischi. E dei mostri sacri del progressive metal anni Novanta cosa resta? Cosa rimane di quella strada che molte band imboccarono in quegli anni, alcune raggiungendo il meritato successo e altre inabissandosi per strada? Forse qualcosina lo possiamo ritrovare in “Legends Of The Shires”, la nuova fatica in studio dei Threshold. Divorziati (pare) consensualmente da Damian Wilson e ripreso in formazione Glynn Morgan (lo stesso cantante di “Psychedelicatessen”), Karl Groom e Richard West danno alle stampe un disco massiccio dal punto di vista del minutaggio che in qualche modo ricalca un certo modo di fare prog ‘alla vecchia maniera’: ben ottanta minuti di musica (distribuita su due CD) che si muove sapientemente tra progressive, melodia e qualcosa di AOR. Poco importa analizzare o arrovellarci sui motivi che hanno portato questo cambio di line-up: “Legends Of The Shires” conferma chiaramente come l’alterazione non abbia intaccato minimamente il songwriting della band e nemmeno la sua resa, visto che Glynn Morgan non sostituisce semplicemente Wilson ma si prende uno spazio di tutto rilievo con le sue abilità canore. Il viaggio inizia con quella “Small Dark Lines” della quale abbiamo potuto apprezzare il videoclip da qualche tempo: una opener come tante dei Threshold, che inizialmente potrebbe lasciare leggermente spaesato il fan di vecchia data. Gli ottanta minuti che compongono il lavoro, però, passano in fretta, tra atmosfere che variano dal puro progressive inglese (“Subliminal Freeways”) a momenti più sostenuti (“Snowblind”) che ci riportano alla dimensione più distorta della musica. Non mancano attimi poi molto più rilassati che fanno l’occhiolino ad una certa estetica più settantiana (ed in particolare agli Yes), come la bellissima “Stars And Satellites”, mentre una via di mezzo tra durezza e dolcezza si può ritrovare in un pezzo come “Trust The Process”, dove ancora una volta la voce di Morgan ‘effettata’ svolge il compito fondamentale di formulare un ritornello che ci acchiappa senza scadere nel ridondante. Ciò che ha sempre contato nella musica dei Threshold è infatti la capacità di emozionare l’ascoltatore anche senza ricorrere a esagerazioni tecniche o a un eccessivo sperimentalismo (basti ricordare come fosse quel fantastico “Subsurface”), cosa che si sente e si avverte per tutto un disco dove non si forza mai la mano strumentalmente parlando. L’eleganza inglese che traspare naturalmente dai quattordici pezzi dell’album si sente in più e più punti, particolarmente nelle due suite “The Man Who Saw Through Time” e “Lost In Translation”: qui apprezziamo benissimo la voce di Glynn Morgan, anch’egli come i suoi compagni d’avventura mai troppo esagerato e volto più ad emozionare che a sfoderare mera tecnica senza una solida base di ‘sentimento’. Specialmente nella seconda il lavoro certosino della band non sfugge anche nel caso in cui bisogna improvvisare su tempi dispari per poi tornare ad una atmosfera rilassata e sognante caratterizzata dal come sempre ottimo lavoro di Richard West alle tastiere. Sono sempre lui e Karl Groom, infatti, a farla da padroni, con la loro consueta eleganza da signori inglesi d’altri tempi. Il risultato è un disco dove il lirismo e l’atmosfera onirica sono onnipresenti, facendoci viaggiare con la fantasia. “Legends Of The Shires”, per concludere, non sarà certo un capolavoro o qualcosa che fa gridare al miracolo, ma è un buonissimo disco di progressive ‘di una volta’ che ricalca perfettamente un’estetica andata oggi quasi perduta. Qualcuno si potrà lamentare di tutta questa tranquillità nel songwriting, obiettando alla band una specie di rilassamento nel ritmo dei pezzi, qualcun’altro troverà spaesante la presenza di Glynn dietro al microfono. Resta il fatto che un album così ha molti punti positivi, dal songwriting eccellente all’ottima produzione, ma soprattutto la capacità di trasportarci in un’altra dimensione senza trascinarci con la forza, ricordandoci quanto possa essere bello fantasticare ascoltando una canzone.

TRACKLIST

  1. The Shire (Part 1)
  2. Small Dark Lines
  3. The Man Who Saw Through Time
  4. Trust The Process
  5. Stars And Satellites
  6. On The Edge
  7. The Shire (Part 2)
  8. Snowblind
  9. Subliminal Freeways
  10. State Of Independence
  11. Superior Machine
  12. The Shire (Part 3)
  13. Lost In Translation
  14. Swallowed
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