5.5
- Band: THROES OF PERDITION
- Durata: 00:20:16
- Disponibile dal: 05/10/2025
- Etichetta:
- Cult Of Parthenope
A volte ritornano. Scomparsi dai radar all’indomani della pubblicazione, avvenuta nel 2012, del loro unico demo, intitolato anch’esso “Between Words And Tears”, ecco tornare sulla scena i thrasher campani Throes Of Perdition con un EP che altri non è che la ri-registrazione dei brani del suddetto demo, con l’aggiunta di due pezzi strumentali (composti da Francesco Del Vecchio, ex membro della formazione originale e attuale mastermind dei Taur-Im-Duinath), intitolati “Stygian” e “Atlas”.
L’oscura epicità di questi due brani non tragga però in inganno: sebbene non refrattari all’utilizzo della melodia, ciò che i Throes Of Perdition ci propongono è un fragoroso e pesantissimo thrash metal dalle derive moderne e groove, con alcune puntatine in territorio death metal.
La palette stilistica del terzetto (composto da Alessandro Martellone alla voce e batteria, Simone Latronico al basso e Luigi Busatti alla chitarra) incorpora infatti elementi che pescano tanto dalle frange più estreme del thrash a stelle e striscie, (Slayer e Testament su tutti), quanto dalla scuola groove metal che va dai Pantera ai Lamb Of God, passando dai Machine Head ai più moderni Trivium e facendo tappa anche nella Goteborg della seconda metà degli anni Novanta, con particolare riferimento agli At The Gates più ‘core’).
A mettere subito le cose in chiaro, in tal senso, ci pensa l’arrembante “Inferno”, con i suoi riff torrenziali e la sua efferata aggressione, squarciata dalle voci pulite del refrain (che ricordano un po’ i Machine Head più controversi e i Trivium più ‘post-core’) e dall’umbratile stacco acustico centrale, nei quali la voce dona al tutto connotati riconducibili al grunge più cupo, ma anche alle fumose ballate dei Down di Phil Anselmo.
Una commistione di stili che mette in mostra il desiderio di osare dei nostri, ma che non convince del tutto a causa di un arrangiamento a tratti un po’ barcollante e di un’interpretazione vocale che, nelle parti più intime ed emozionali, si dipana in modo un po’ incerto.
Le cose migliorano con la successiva “Vengeance Phantom”, ideale crocevia fra gli Slayer periodo “Divine Intervention/God Hates Us All”, i Lamb Of God e i Machine Head dei primi due album, e con la trascinante “Remorse”, brano in cui sembra risuonare lo spettro dei Testament periodo “Low/Demonic” e dove le voci pulite (evocanti, in questo caso, anche i primi Mnemic, cosa che dona al tutto un’atmosfera algida molto accattivante) funzionano finalmente a dovere.
Sulla stessa falsariga stilistica di “Remorse” si muove anche la conclusiva “Fates”, graziata da alcuni stacchi melodici ben congegnati e con le voci pulite che richiamano nuovamente in causa tanto i Trivium quanto gli Avenged Sevenfold o i Killswitch Engage, risultando quindi un po’ più stucchevoli e meno insinuanti: questo conferma una volta di più l’impressione che i Throes Of Perdition risultino più convincenti quando spingono fino in fondo dal punto di vista dell’aggressione e della pesantezza atmosferica rispetto ai frangenti in cui sembrano voler cercare un punto di contatto con le derive metalliche più moderne.
Gli spunti interessanti non mancano, quindi, in questo “Between Words And Tears”, ma alcuni aspetti sembrano necessitare di maggiore definizione, per rendere la proposta dei Nostri più solida, matura e competitiva. Insistere maggiormente sui succitati punti di forza potrebbe consentire ai Throes Of Perdition di fare il necessario salto di qualità, il quale non appare poi così lontano.
