7.0
- Band: TIAMAT
- Durata: 01:02:11
- Disponibile dal: 04/05/2008
- Etichetta:
- Nuclear Blast
- Distributore: Audioglobe
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I Tiamat sono uno di quei gruppi che non ha mai adagiato il proprio sound per compiacere critica e fan, preferendo seguire l’ispirazione illuminata del proprio leader Johan Edlund, con il risultato di sin qui otto capitoli, difficilmente accostabili fra di loro, lasciando alle menti chiuse l’ingrato compito di imprecare per l’ennesima svolta poco gradita. Sorprende dunque constatare come il nuovo passo compiuto dalla band scandinava sia probabilmente quello del compromesso. Occorre dire onde ad evitare malintesi che “Amanethes” gode di un songwriting piacevole ed ispirato ma per la prima volta viene meno quell’omogeneità sonora che ha sempre caratterizzato i ‘viaggi’ del passato, a favore di un sound eterogeneo che abbraccia molte delle sonorità sperimentate dal gruppo. Il nono disco della band svedese segue l’ispirazione rock di “Judas Christ”, senza dimenticare le tiepide note acustiche di “Prey”, ma soprattutto rispolvera con un pizzico di stupore le tendenze metalliche degli esordi. La rabbia black metal sprigionata dalle note iniziali di “Equinox Of The Gods” e il growl che incide un brano aggressivo come “Raining Dead Angels” non lasciano dubbi e anche quando la band predilige i rocciosi mid-tempo dark, come nell’ottima “Lucienne” non mancano ruvidi inserti di stampo thrash metal a caricare l’atmosfera. La sezione ritmica come anticipato non disdegna accelerazioni in doppia cassa capaci di spezzare la quiete di strofe cadenzate e minimali, mentre la componente elettronica che spopolava all’interno di “A Deeper Kind Of Slumber” o “Skeleton Skeletorn” è pressoché dimenticata a favore del piano o di contenute tastiere di stampo sinfonico atte ad impreziosire ritornelli coinvolgenti. Da bravi maestri delle sonorità intimiste i Tiamat ci regalano un paio di affascinanti ballate dark-rock dal retrogusto sinfonico che rispondono ai nomi di “Misantropolis” e “Circles”, prima di stupirci con il rock acustico e solare trasmesso attraverso le note di “Meliae” e di ammaliarci con la conclusiva “Amanes”, capace di aggiungere il sin qui trascurato ingrediente allucinogeno. Molta carne al fuoco dunque per un disco che potrebbe finalmente mettere tutti d’accordo e pur senza raggiungere le vette toccate dai capolavori assoluti della band, farà strage di consensi.
