TIAMAT – The Scarred People

Pubblicato il 31/10/2012 da
voto
5.5
  • Band: TIAMAT
  • Durata: 00:49:19
  • Disponibile dal: 05/11/2012
  • Etichetta: Napalm Records
  • Distributore: Audioglobe

Chiedere oggi ai Tiamat di essere originali e innovativi come lo furono per parte degli anni Novanta sarebbe forse poco corretto, però rimane lecito aspettarsi da una band ormai storica come questa degli album perlomeno gradevoli, a maggior ragione se questi sono stati in cantiere per diverso tempo. A quattro anni di distanza dal già interlocutorio “Amanethes”, i Tiamat sfornano invece “The Scarred People”, opera che non riesce ad esprimere un songwriting più di tanto gratificante, arrabattandosi attorno a un pugno di idee già sfruttate e a vari episodi decisamente di maniera. È chiaro l’intento già dall’incipit dell’album, affidato alla title track: le tipiche linee di basso di Anders Iwers s’intrecciano al drumming quadrato di Lars Skjöld, le tastiere sono bene in evidenza e lì apposta per creare un effetto amarcord che volge il suo sguardo al repertorio dei primi anni Duemila, mentre il cantato di Johan Edlund è come sempre ammiccante e sornione, alla perenne ricerca di un ritornello che però qui non esplode come dovrebbe. Il gruppo già da qui fa capire di aver riposto nel cassetto le velleità metal/vecchia scuola timidamente messe in luce su alcuni episodi di “Amenethes” e di aver optato nuovamente per un sound più soft e mellifluo. Album come “Skeleton Skeletron”, “Judas Christ” e “Prey” vengono evocati in più di un’occasione, ma è tutto il periodo post-“Wildhoney” a venire omaggiato, anche grazie alle ormai consuete trame pinkfloydiane che emergono nei brani più calmi. Goth e blues sono altri termini che giungono alla mente durante l’ascolto di “The Scarred People”, tanto che alla fine è semplice giungere alla conclusione di trovarsi davanti a nient’altro che un sunto del suono Tiamat degli ultimi quindici anni. Di norma, non è detto che le cose scontate siano per forza meno attraenti di quelle inaspettate, tuttavia questa volta Edlund e soci danno un po’ troppo spesso l’impressione di aver fatto il minimo indispensabile per “portare a casa la giornata”. “Messinian Letter”, ad esempio, è una ballatona svenevole che pare essere stata composta in dieci minuti, mentre la successiva “Thunder & Lighting” è una dark rock song senza infamia e senza lode, stile The Sisters Of Mercy e anch’essa confezionata col pilota automatico, memore di hit come “Brighter Than The Sun”. Le cose vanno decisamente meglio all’altezza di “Winter Dawn” – midtempo forte del chorus migliore del disco – di “The Sun Also Rises”, caustica e nostalgica allo stesso tempo, e della soave “The Red Of The Morning Sun”, ricca di stratificazioni sonore; tuttavia, il resto dell’album non convince altrettanto, risultando appunto fiacco, troppo prevedibile, autocitazionista e non adeguatamente ispirato. Chiaramente, l’ascoltatore più “fanatico” dei Nostri potrà senz’altro godere maggiormente di quanto qui espresso, ma, a nostro avviso, “The Scarred People” è lungi dal rappresentare al meglio le capacità dei Tiamat. Un gruppo come i Paradise Lost di recente ha dimostrato che si può riciclare mantenendo standard qualitativi elevati e riteniamo che tali esiti siano anche alla portata degli svedesi. Basta impegnarsi di più.

TRACKLIST

  1. The Scarred People
  2. Winter Dawn
  3. 384 - Kteis
  4. Radiant Star
  5. The Sun Also Rises
  6. Before Another Wilbury Dies
  7. Love Terrorists
  8. Messinian Letter
  9. Thunder & Lightning
  10. Tiznit
  11. The Red Of The Morning Sun
5 commenti
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