TIKTAALIKA – Gods Of Pangaea

Pubblicato il 18/03/2025 da
voto
8.0
  • Band: TIKTAALIKA
  • Durata: 00:53:22
  • Disponibile dal: 14/03/2025
  • Etichetta:
  • Inside Out

Spotify:

Apple Music:

Diciamolo subito, “Gods Of Pangaea” non è un coacervo di scarti degli Haken, né tantomeno una versione alternativa del discorso portato avanti dal gruppo inglese nel tempo; si tratta, piuttosto, di uno sfogo artistico, dalle tinte un po’ nerd, con cui Charlie Griffiths, chitarrista del gruppo britannico, ci delizia da tre anni a questa parte.
I Tiktaalika rubano il nome al titolo del primo album solista di Griffiths, che nel 2022 sorprese tutti rivelando l’amore del suo creatore per gruppi come Megadeth, Metallica e Annihilator, ed è proprio l’influenza della band canadese a permeare, come uno spettro, i cinquantaquattro minuti del nuovo lavoro in cui la visione del ‘riff lord’ Jeff Waters sembra far capolino in ogni frangente.
Il suono, le ritmiche, gli assoli e gli armonici artificiali del ‘chitarrismo’ di Griffiths, infatti, rendono giustizia alla lezione che Waters ha impartito al thrash metal a partire dal 1989. Il risultato di tale ispirazione si materializza in un’orgia di riff rocciosi dalla spiccata musicalità suonati con impeccabile perizia tecnica, cambi di tempo e ritornelli memorabili, sovrastati da linee vocali caratterizzate da varietà nella scrittura e nelle modulazioni, vicine talvolta anche all’alternative dalle mille sfumature rock e metal di Creed e 3 Doors Down di fine anni Novanta e inizio Duemila.
Il merito, ovviamente, è anche del variegato parterre di ospiti coinvolti nella realizzazione dell’album: al compagno bassista degli Haken Conner Green e Darby Todd (batterista di Devin Townsend), si uniscono nuovamente i cantanti Tommy Rogers (Between The Buried And Me), Vladimir Lalić (Organised Chaos) e Daniël de Jongh (Crown Compass), tutti presenti anche nel disco precedente, con la novità di Rody Walker dei Protest The Hero a brillare nella sorprendente “Fault Lines”, che unisce un chorus melodico di facile presa (quasi da classifica) ad una costruzione strumentale che rende giustizia alle influenze thrash metal sopracitate.
Dal punto di vista concettuale, l’album riprende da dove si era interrotto il precedente e continua con l’esplorazione di un pianeta antico, ben diverso dal mondo antropocentrico che abitiamo oggigiorno; lo stesso nome Tiktaalika ricalca quello di una specie acquatica vissuta nel tardo Devoniano, approssimativamente 375 milioni di anni fa, considerata un collegamento vitale tra pesci e vertebrati a quattro zampe, il tutto ambientato nella Pangea, il supercontinente della Terra che iniziò a frammentarsi 200 milioni di anni fa per formare gradualmente i continenti così come li conosciamo.
Così come l’ultima volta, l’ugola di Daniël de Jongh si presta al servizio dei brani più techno-thrash del lotto, nello specifico “Tyrannicide”, “Gods Of Pangaea” e “Give Up The Ghost”, a metà fra gli Annihilator più groove e gli Impellitteri di metà anni Duemila (con i ritornelli che strizzano l’occhio alle melodie degli Avenged Sevenfold di “City of Evil”); Vladimir Lalić, invece, è invitato a conferire profondità ai brani più cadenzati del lotto (“The Forbidden Zone” e “Mesozoic Mantras”), sfoggiando una vocalità multiforme a là Tim “Ripper” Owens.
Un po’ fuori luogo rispetto al contesto è, forse, solo il cantato di Tommy Rogers sull’epopea groove/prog metal di “Lost Continent”, ma ci pensa la bonus track strumentale “Chicxulub” a riportare l’opera sui binari dell’eccellenza, ed infatti, volendo trovare un difetto a questo compendio di thrash heavy metal suonato a regola d’arte, segnaliamo che quest’ultima canzone avrebbe potuto trovare posto nella scaletta ufficiale di “Gods of Pangaea” al posto della precedente.
A ben vedere, la bonus track è presente in tutte le versioni digitali e in CD di questo monolite metallico, quindi è da considerare a tutti gli effetti la coda sonora ufficiale di un lavoro completo, variegato e sorprendente, che per complessità esecutiva e scelte tecniche sembra voler omaggiare, alla fin fine, l’album che ha scoperchiato il vaso di Pandora del nascente filone del technical thrash metal, il leggendario “…And Justice for All”, richiamato, seppur solo concettualmente, sin dalla bellissima copertina. Protagonista dell’artwork non è questa volta la statua della Giustizia, ma un ministro cattolico che sembra posseduto da un demone uscito da un film di Sam Raimi: un mefistofelico arbitro in terra dell’ingiustizia divina, per un immagine da appendere al muro nella migliore tradizione iconografica del metallo di fine anni Ottanta.

TRACKLIST

  1. Tyrannicide
  2. Gods of Pangaea
  3. The Forbidden Zone
  4. Mesozoic Mantras
  5. Fault Lines
  6. Give Up The Ghost
  7. Lost Continent
  8. Chicxulub (Bonus Track on CD & Digital)
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.