TOBY DRIVER – They Are the Shield

Pubblicato il 28/01/2019 da
voto
8.5
  • Band: TOBY DRIVER
  • Durata: 00:43:30
  • Disponibile dal: 21/09/2018
  • Etichetta: Blood Music
  • Distributore:

Chi conosce Toby Driver sa bene che quanto compone può oscillare in uno spettro di difficoltà, brutalità e schizofrenia molto ampio. Quella che da anni è la sua band principale, i Kayo Dot, possono passare da sventagliate jazz-core asprissime a nenie dilatate e indolenti, buttarsi in toboga progressive di ardua decifrazione e vaneggiare in sonorità ammansite protratte a dismisura. Quel che non manca, di solito, è un certo ermetismo, che pone scogli uditivi notevoli anche per le soluzioni più rarefatte. Non che siano rarità assolute idee melodiche lineari e veramente rilassate (citiamo su tutte “And He Built Him A Boat” dall’altrimenti scorticante “Hubardo”), più difficile ammantino un intero album. “They Are The Shield”, seguito in versione solista di “Madonnawhore”, toglie qualsiasi disturbo, sensazione angosciante, non nasconde trappole al suo interno; si rivela per una pura, netta, disarmante bellezza. In parole povere, è un disco che potrebbe conquistare tanti tipi di ascoltatori: chi segue solitari cantautori, chi è appassionato di jazz e musica classica, ovviamente coloro che sono onnivori e amano ampliare illimitatamente la loro dieta sonora.
I violini sono i grandi protagonisti, un terzetto d’archi che dialoga per incroci tenui e si mantiene strenuamente su registri pacati, pur prevedendo impennate ed eleganti umoralità. Chitarra e tastiere fanno da sfondo, un caleidoscopio di soavità rasserenanti, compendio di sentimenti distesi, quelli evocabili da un’alba tersa, illuminante un paesaggio candido e quieto in ogni suo aspetto. Non c’è un dettaglio che contrasti con il generale mood di rilassata estasi, la voce di Driver sussurra e sta in equilibrio su tonalità sottili, non ha esplosioni, non si distorce in urla o alza il volume sopra quello di una linda ninnananna. Il ritmo dato alle composizioni è assai lento, la batteria si premura di non essere ingombrante, la levità del tocco si accoda a quella grazia perfetta che contorna tutti gli strumenti. Anche quando appaiono tempi dispari e la musica si fa incalzante, ma con garbo, come durante “470 Nanometers”, la forza profusa è limitata, non si deve rompere la pace, al massimo darle un pizzico di solare brio.
Chamber music, ambient, classica moderna, cantautorato di spirito antico e visione moderna, sono alcune delle etichette che si possono spendere per “They Are The Shield”, una selezione di canzoni da assaporare prendendosi tutto il tempo necessario, staccando dalla routine, bloccando le premure e dedicandosi completamente alla distensione dei nervi. Il poetare di Toby Driver si presenta al massimo splendore, sfrondato di avanguardismi e scatti d’ira. Il propagarsi mansueto, che sembra allargare l’orizzonte verso l’infinito, delle tastiere di “Smoke-Scented Mycelium”, sono il migliore antidoto possibile per la sprezzante inutilità delle incombenze quotidiane, un modo efficace per mettere in pace se stessi e ritrovare la necessaria armonia. La freschezza degli arrangiamenti, la durata contenuta, l’assenza di uno schema rigido e la presenza di una narrazione comunque piuttosto facile da afferrare e assimilare, carica di sentimento senza essere svenevole, fanno di “They Are The Shields” un disco senza zone d’ombra, equilibrato, vibrante pur nella sua atmosfera di perfetto incanto. Un sommesso capolavoro.

TRACKLIST

  1. Anamnesis Park
  2. Glyph
  3. 470 Nanometers
  4. Scaffold of Digital Snow
  5. Smoke-Scented Mycelium
  6. The Knot
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