7.0
- Band: TODAY IS THE DAY
- Durata: 00:47:42
- Disponibile dal: 03/10/2025
- Etichetta:
- Supernova Records
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Alla domanda “che genere suonano i Today Is The Day?“, la risposta risulta ancora oggi, dopo più di trent’anni di carriera, difficile da formulare.
Steve Austin ha sempre modellato le proprie ansie, i propri incubi e i propri fantasmi interiori attraverso la dialettica di una musica disturbante, acida e corrosiva, figlia di un’attitudine sperimentale e senza limiti alcuni, a volte impenetrabile ma pregna di disagio. Che si parli di noise rock, industrial, schizofrenie grind o tristi pennellate del blues più malinconico e viscerale, ogni capitolo della storia dei Today Is The Day pulsa di una personalità ardente e trasversale; passano i musicisti (e ne sono passati parecchi, dato che si cambia formazione quasi ad ogni disco) ma il timone resta ben saldo tra le mani di Austin, il quale gestisce e manipola ogni sua creazione senza che il suono si sposti di una virgola dal focus principale: il dolore.
A cinque anni da “No Good To Anyone” (la cui uscita coincise con l’inizio della pandemia) e nessun superstite al suo fianco, questo nuovo “Never Give In” è il frutto di un periodo di depressione e isolamento, nel quale Steve ne esce riesumando la propria label Supernova Records, riprendendosi il controllo su tutta la sua discografia e scrivendo un’enorme quantità di materiale che verrà divisa su due lavori, di cui questo album ne rappresenta la prima parte.
Già dalle prime note di “Divide And Conquer” si capisce come il suono si sia fatto più stratificato, con un’abbondante dose di sintetizzatori subliminali e un andamento meccanico che riporta indietro ai Godflesh di metà carriera. Ossessiva, lisergica e corrosiva, arrangiata in maniera certosina nonostante un caos solo in apparenza incontrollato.
“I Got Nothing” si spinge ancora più in là con un industrial rock elettronico dalle tinte un po’ troppo reznoriane e che fa fatica ad evolversi, rimanendo sullo stesso tema per tutta la sua durata senza un vera e propria evoluzione e risultando un po’ statico. Molto meglio “Intentional Psychological Warfare”, classico macigno fatto di voci lancinanti e stratificate, melodie dissonanti e un’anima rock che riprende certi momenti di “Temple Of The Morning Star”, per poi collassare in una cantilena blues nella successiva, stupenda, “Never Give In”, che ne riprende lo stesso tema evolvendolo e destrutturandolo a suon di riff sludge, vuoti di chitarra clean e voce che paiono uscire dai Sonic Youth della seconda metà degli anni Novanta.
Le stranezze non finiscono qua e il senso di alienazione raggiunge il suo picco nella surreale “Pain And Frustration”, tutta giocata su due accordi di piano e una struttura che cambia continuamente riempendosi di scariche rumorose, un basso distorto, per poi svuotarsi di nuovo e ad intermittenza. Menzione speciale per il video della canzone, in cui per una volta l’intelligenza artificiale viene usata in modo efficace con un risultato decisamente disturbante.
“Secret Police” è un perfetto collage surreale fatto di fiati su una base post-hardcore, mentre con “Psychic Wound” si ritorna sui binari di un rock industriale marziale e ripetitivo, ma che manca un po’ di mordente. “The Choice Is Yours” sembra il classico assalto figlio di album come “In The Eyes Of God” o “Kiss The Pig”, non fosse per l’utilizzo della (splendida) melodia che lo rende un brano toccante e triste, forse il migliore di tutto l’intero lavoro. Chiude il tutto, l’apocalittica “The Cleansing”, una lenta marcia funebre acustica dall’anima blues che ci riporta ai tempi delle sperimentazioni di “Sadness Will Prevail” e “Temple Of The Morning Star”, mettendo il sigillo su di un lavoro imperfetto, in alcuni momenti quasi impenetrabile, ma che riprende finalmente quell’anima avantgarde del periodo sotto Relapse in maniera prepotente, lasciando in parte le pesantezze e la monoliticità degli ultimi lavori.
La seconda parte dovrebbe uscire nella prima metà del prossimo anno e viste le premesse chissà cos’altro ci riserverà il buon Steve.
