TODOMAL – Graveyards Of Joy

Pubblicato il 05/07/2026 da
voto
7.5
  • Band: TODOMAL
  • Durata: 00:43:15
  • Disponibile dal: 02/07/2026
  • Etichetta:
  • Season Of Mist

Quanta vita scorre lungo tre anni di esistenza? Come e quanto i sentimenti sciabordano e mutano come le maree?
Avevamo lasciato gli spagnoli TodoMal tre anni fa nelle lande desolate di “A Greater Good”, un album crepuscolare dove doom classico, scuola Peaceville e melodie accattivanti erano amalgamate in un buona sintesi, seppur con qualche rugginosità da limare.
“Graveyards Of Joy”, terzo album di quello che nel frattempo è diventato un quintetto (da duo) e primo sotto Season Of Mist, spariglia un po’ le carte in tavola, puntando tantissimo il focus sulla ricerca melodica e smussando molto le asperità del doom metal – un cambiamento non da poco, specialmente al traguardo del fatidico terzo disco.

Il mood che scorre lungo i quarantatré minuti di musica è ben raffigurato dall’immagine di copertina, un dipinto del pittore Lluís Rigalt, “Ruïnes” (del 1865, ora conservato nel Museu Nacional d’Art de Catalunya): uno scenario decadente, raffigurato con un occhio romantico, illuminato dal sole. Ed infatti la sensazione che permane dall’inizio di “Mare Ignis” alla fine della title-track in chiusura è proprio quella di una mestizia sorridente, di nuvole trafitte da un sole caldo, di dolore capace di artigliare forte ma anche di passare, facendo spazio ad un po’ di luce: merito delle già citate melodie ariose di chitarra, delle voci calde di Wildman, Mile e Cecilia, in grado di sovrapporsi ed intrecciarsi in crescendo emozionali, con la sezione ritmica capace di definire entrambi i mood presenti, calcando la mano quando richiesto e alleggerendo il tocco nei momenti più raccolti o atmosferici.
Invece che a My Dying Bride e Candlemass, come in passato, in questo lavoro i nostri volgono lo sguardo verso le ultime incarnazioni di Katatonia (si ascolti in merito “Humanized Gods”) e Ulver, con Paradise Lost e Anathema presenti più come memoria sensoriale che come paradigma di riferimento e i Pallbearer a fungere stavolta da modello ideale in cui far confluire sentimento, doom, sound moderno e aperture di luce: ecco quindi che le parti più cadenzate e pesanti di “Lucid Nightmare” e “Point of Coalescence” convivono con “Misericordiah”, “Deliverance” o “For Mercy”, quasi un omaggio a certa crepuscolare cantautorialità (tra Nick Cave e suggestioni neofolk), ma sempre con una nota di luce (voci, sintetizzatori, o chitarra sottilmente arpeggiata) ad alleggerirne la struttura, ammorbidendo gli spigoli senza però diluirne l’intensità.
La capacità dei nostri di scrivere passaggi orecchiabili di facile memorizzazione era stata messa in luce già con il precedente “A Greater Good”, ma qui risulta ulteriormente affinata, e messa ancora più in luce da una produzione maggiormente pulita e brillante: se questi elementi potranno in un primo momento risultare come un imbastardimento facilone, bastano un paio di passaggi delle già citate “Humanized Gods” o “For Mercy” per convincervi che la sostanza in realtà ci sia eccome, e poi ritrovarvi a cantarle in tempo zero.

Se tutto questo non solo non vi scoraggia, ma anzi vi incuriosisce, consigliamo di dedicare più di un ascolto a “Graveyards Of Joy”: passato il leggero stupore per i cambiamenti poc’anzi descritti, il disco cresce piano piano, schiudendo la propria bellezza attraverso note e voci sognanti.
Detto della bravura dei musicisti nel trasformarsi senza perdere la propria identità, concludiamo questa recensione con una domanda aperta: non sappiamo, ad oggi, se questo lavoro è l’inizio di una nuova fase di carriera dei TodoMal o una loro ‘variazione’ estemporanea, visto che lanche e note di stampa parlano di reazioni a momenti personali difficili, dolore e lutti, e di “terzo capitolo della trilogia”.
Per noi resta una svolta interessante (pur senza farci gridare a chissà quale miracolo), e con del buon margine per essere affrontata con ancora maggiore personalità e decisione, staccandosi definitivamente da modelli e strade già battute. Vedremo se, come e quanto i musicisti spagnoli sapranno confermare questo cambiamento.

TRACKLIST

  1. Mare Ignis
  2. Lucid Nightmare
  3. Point of Coalescence
  4. Misericordiah
  5. Unholy
  6. Deliverance
  7. Humanised Gods
  8. For Mercy
  9. Graveyards of Joy
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