7.5
- Band: TÓMARÚM
- Durata: 01:00:26
- Disponibile dal: 06/05/2022
- Etichetta:
- Prosthetic Records
I Tómarúm sembrano dei tipi particolarmente metodici. Un ascolto di questo “Ash in Realms of Stone Icons”, primo full-length di una carriera iniziata nel 2017, dà l’idea di una band che ama chiudersi in studio regolarmente, dal mattino alla sera, cercando di levigare al massimo il proprio materiale. Con i piedi ben piantati nel panorama black metal – perlomeno a livello di mood e di immaginario – ma forti di un bagaglio tecnico certo non comune, i ragazzi statunitensi si cimentano in una sorta di black-death metal atmosferico e progressivo, nel quale i brani tendono a venire sviluppati ed interpretati più attraverso la tecnica e la composizione anziché la furia e il volume. L’intento viene raggiunto tramite arrangiamenti molto ricchi e un’esecuzione impeccabile, in cui spicca anche l’apporto di turnisti come Arran McSporran dei Virvum (al basso fretless) e di Spencer Moore degli Inferi (alla batteria). Il risultato è una combinazione di generi ma anche di attitudini: c’è spazio tanto per attaccare quanto per riflettere. Ci sono soprattutto brani colmi di spunti interessanti, a tratti anche orecchiabili, ma certo non semplici; composizioni ariose e allo stesso tempo introspettive, che danno conferma delle ambizioni e del talento di un gruppo che sembra avere sia moltissime idee, sia le capacità tecnico-esecutive per metterle in pratica senza risultare troppo pretenzioso.
Vi è una componente derivativa piuttosto costante nelle composizioni della band di Atlanta, la quale non può però far passare in secondo piano la qualità media della loro scrittura: le canzoni dei Tómarúm hanno quel ‘tiro’ e quell’euforia tipici di una realtà ancora agli esordi, un gusto melodico invitante e ben calibrato – che solo in brevi tratti si lascia andare a qualche parentesi un filo ampollosa – e una vena epica e narrativa che sa come dare ulteriore lustro e ampiezza a riff e suoni. In più punti di “Ash…” sembra quasi di avere a che fare con del materiale degli Agalloch filtrato attraverso il tocco pulito di Obscura e Beyond Creation: un proficuo mix di citazioni con in testa tanto la ricerca di un mood malinconico e contemplativo, quanto le finezze e il dinamismo garantiti da un impianto strumentale gestito da musicisti di spessore intenti a mettersi continuamente in gioco. La durata delle tracce è spesso molto consistente e anche se in certi casi il gruppo sembra mettere sin troppa carne al fuoco, alla lunga ci si lascia ammaliare dalla estrema elasticità di questa musica, la quale cresce indubbiamente con gli ascolti, consentendo di decifrare le sue stratificazioni piano piano e rivelando la propria profondità in un lento ma irreversibile circolo virtuoso. Non guasta che il tutto sia avvolto in una produzione pulita e ben bilanciata, certamente ideale per sottolineare la delicatezza di molti di questi passaggi strumentali.
Dopo il ritorno degli Undeath, un’altra uscita azzeccata da parte della Prosthetic Records: “Ash in Realms of Stone Icons” sa dimostrarsi una prova convincente, soprattutto nel suo offrire una prospettiva piuttosto insolita su come interpretare del melodic/atmospheric black metal nel 2022.
