7.0
- Band: TOMBS
- Durata: 00:50:23
- Disponibile dal: 17/10/2025
- Etichetta:
- Redefining Darkness Records
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“Feral Darkness”, sesto full-length della carriera dei Tombs, fotografa una band ormai solida nella propria identità, ma ancora lontana da ogni forma di catalogazione facile. Il gruppo newyorkese guidato da Mike Hill continua a muoversi lungo un asse instabile fra black metal, post-punk e suggestioni gothic rock, con il risultato di un suono personale, refrattario al compromesso. È proprio questa natura ibrida a rappresentare insieme la forza e il limite del progetto: un linguaggio a suo modo riconoscibile e coerente, ma che non si lascia afferrare con immediatezza, rendendo difficile una diffusione su larga scala.
Il disco si apre con atmosfere torve, ritmiche asciutte e riff che subito danno l’impressione di una materia scabra e dura da penetrare, ma al tempo stesso stratificata da linee melodiche insinuanti e da una voce che alterna registri abrasivi a momenti più controllati e puliti. La title-track, “Feral Darkness”, rappresenta uno degli episodi più convincenti in questo senso: i Tombs riescono a fondere tensione e atmosfera noir in un’unica cornice espressiva, producendo un pezzo che si imprime facilmente nella memoria, grazie anche al potente stacco centrale, e che nel suo insieme restituisce la quintessenza del loro approccio.
Altro punto forte è “The Sun Sets”, che incarna bene la dialettica interna al disco, generalmente sospesa fra pesantezza e introspezione, mentre “Nightland” colpisce per la capacità di coniugare pulsioni gotiche a un impianto più doom e profondo, evocando un immaginario desolante. “Granite Sky” merita poi una menzione a parte: è un brano che sembra unire il groove cupo e tellurico dei Triptykon con la ferocia obliqua dei Morbid Angel, ottenendo una sintesi che scuote e, allo stesso tempo, affascina.
Non tutte le tracce, però, mantengono la stessa intensità: alcuni momenti intermedi del disco rischiano di perdersi in un terreno incerto, né realmente travolgente né immediatamente accattivante – vedi ad esempio la ruvida ma poco immediata “The Wintering”. A ben vedere, di solito più le ritmiche si accendono e meno il quartetto risulta espressivo, come se qualcosa si inceppasse quando la musica prova a uscire da registri cadenzati. È un difetto già emerso in alcuni tratti dei precedenti lavori della band: la tendenza a dilatare le tracklist con materiale che, pur non mancando di idee, non riesce sempre a reggere il confronto con i veri picchi qualitativi. Questo porta inevitabilmente a un senso di dispersione, che può affaticare l’ascolto e raffreddare l’impatto emotivo complessivo.
Tuttavia, il bilancio rimane ampiamente positivo: ”Feral Darkness” non rappresenta una svolta radicale per i Tombs, ma consolida una visione artistica che non teme di restare ai margini pur di preservare una propria coerenza. È un album che chiede tempo e dedizione, che di rado regala soddisfazioni immediate, ma che offre prospettive di riascolto ricche di dettagli e sfumature. Nel panorama odierno, dove spesso la ricerca di riconoscibilità porta a formule ripetitive, la band americana continua a distinguersi con un linguaggio che mescola crudeltà sonora e sensibilità a tinte dark, senza tradire la propria natura istrionica.
Per chi cerca esperienze sonore nette e facilmente catalogabili, “Feral Darkness” rischia insomma di risultare vagamente ostico, proprio come i capitoli precedenti. Per chi, invece, è disposto ad accettare la complessità e la stratificazione di un suono in bilico fra diversi mondi, i Tombs offrono ancora una volta un’opera capace di stuzzicare. Forse non sarà il disco che farà ‘decollare’ il gruppo, ma resta una solida prova di integrità e di personalità in un panorama che troppo spesso preferisce le scorciatoie.
