6.5
- Band: TONS
- Durata: 00:42:50
- Disponibile dal: 20/04/2026
- Etichetta:
- Heavy Psych Sounds
In un suo famoso live, Frank Zappa si chiedeva: “Does the Humour Belong to Music?”. La risposta è ovviamente soggettiva, ma, con tutto il rispetto per l’autore di “Don’t Eat Yellow Snow”, ci permettiamo di osservare che barzellette e canzoni difficilmente riescono a convivere a lungo, visto lo scopo differente che le contraddistingue: le prime hanno una sola possibilità di colpire al cuore, mentre le seconde dovrebbero rinnovare la medesima emozione, o emozioni diverse, a ogni ascolto.
Ciò detto, il consueto uso di titoli spiritosi (su tutti, “Hangover the Top”) non è un limite particolare per i Tons, quartetto torinese che pubblica ora “Stoned Villains” (Heavy Psych Sounds), a ben quattro anni da “Hashension”. Non che la band sia rimasta inattiva in questo intervallo temporale, anzi: è di appena pochi mesi fa un interessante split con i Viscera, edito da Subsound Records (“Split series #10”).
Proprio a differenza di quella manciata di brani sperimentali, nel nuovo album i pezzi tornano alle ispirazioni originarie, seguendo lungo le coordinate tracciate dagli Eyehategod e dai Down di “Nola”, muovendosi lungo una via già tracciata dai Bongzilla. La band dimostra di sapersi confrontare con disinvoltura con questi impegnativi termini di paragone attraverso un efficace interplay tra voci growl e scream (“Darth Vaper”), spingendosi a volte nel pantano in cui sguazzavano i Melvins di “Gluey Porch Treatment” (“Hangover the Top”, con la sua giusta dose di claustrofobia), oppure costruendo quello che è oggettivamente un gran pezzo sludge, con un ritornello riuscito e una notevole coda space rock, ovvero l’iniziale “Shirley Temple Ball”.
Al netto di queste potenzialità, dobbiamo ammettere che il risultato complessivo appare altalenante: i rozzi accenni southern di “Lost in Plantation” non risollevano le sorti di un singolo poco incisivo, mentre “Rollercoaster Diet Bombo” tenta un’accelerazione hardcore punk senza particolare convinzione. Intendiamoci, le atmosfere oppressive sono una cosa di cui non ci siamo mai lamentati; quello che invece lascia perplessi è l’indugiare in una certa monotonia di fondo, come dimostra l’incedere pachidermico di “The Big Bong Theory”.
Con “Stoned Villains” ci troviamo quindi di fronte a una band capace di confermare le potenzialità già mostrate in passato, ma che fatica a liberarsi di alcuni vezzi inutili, come l’uso eccessivo delle voci campionate o di brani che paiono scaturire liberamente da jam, più che da un’effettiva scrittura.
