7.0
- Band: TOTALITÄR
- Durata: 00:15:39
- Disponibile dal: 28/08/2026
- Etichetta:
- De:Nihil Records
Gli anni Ottanta sono stati un decennio cruciale nell’evoluzione delle frange più aggressive del rock: dal metal, passando per la musica elettronica e industriale, tutto sembrava votato a un movimento costante verso un’espressione sempre più violenta della musica.
Lo stesso movimento punk alzò ben presto i giri fino a esplodere nel fenomeno hardcore americano, che influenzò ben presto anche le derive più conservatrici del metal: Dead Kennedys, Minor Threat e Black Flag, negli Stati Uniti, tracciarono già dalla fine degli anni Settanta una strada che venne ben presto seguita da band in tutto il mondo, anche nel vecchio continente; quel suono venne infatti preso e modellato dagli inglesi Amebix e Discharge, che lo modernizzeranno creando quello che viene definito crust punk, il quale si espanse ben presto anche nell’Europa scandinava, trovando una seconda casa in Svezia.
Proprio in quel periodo nacquero infatti Anti Cimex, Mob 47, Shitlickers e Totalitär, nucleo musicale che farà da apripista a tutta la scuola post-hardcore scandinava. I Totalitär, insieme agli Shitlickers, rappresentano la frangia più estrema e allo stesso tempo quella meno conosciuta al grande pubblico, ma la loro importanza nei circoli indipendenti svedesi sarà enorme, specialmente per lo sviluppo del grindcore di band come i Nasum e della seconda ondata di hardcore e d-beat svedese di Skitsystem, Driller Killer e Disfear.
“Totalitär” è il ritorno che non ci si aspetta della band di Hudiksvall, a quasi vent’anni dal precedente “Vi Är Eliten”, caratterizzato da un’urgenza e una concisione tali da chiedersi se quello in questione sia un album vero e proprio o un EP. I sedici minuti scarsi di durata, però, bastano e avanzano per mostrare agli svedesi come non abbiano perso nulla del tiro destabilizzante del passato, aumentando addirittura i giri in alcuni momenti.
Come prevedibile, siamo di fronte a un disco di hardcore svedese classico in cui la fa da padrone il d-beat, ma rispetto al passato ci sembra che la produzione, pur rimanendo primordiale ed essenziale, riesca a essere al passo coi tempi, avvicinandosi al suono del grindcore e hardcore classico dei primi Duemila. Quello di Nasum e Genocide Superstar, tanto per intenderci.
Ovviamente fare una disamina dei singoli brani sarebbe alquanto superfluo, parlando di un genere che non ha la minima velleità evolutiva, quanto piuttosto la voglia di suonare una musica intensa e dal forte messaggio politico, esattamente quello che ci si aspetta.
C’è da dire che qualche passaggio leggermente meno ortodosso si nota, come il riff dissonante alla Die Kreuzen di “Vad Är Det Ni Vill Ha?” o gli stacchi moderni e più frammentati di “Himlen – En Öppen Kloak”, il cui grandioso titolo – in italiano, “Il Paradiso, una cloaca a cielo aperto” – è l’esempio perfetto del messaggio dei Totalitär.
Nonostante — o per fortuna, decidete voi — un minutaggio più vicino a quello di un EP, questo “Totalitär” è da considerarsi a tutti gli effetti un album vero e proprio, un ritorno senza compromessi, veloce e doloroso come uno schiaffo in piena faccia, e dimostra, ancora una volta, come una certa attitudine, se vera e genuina, sia dura a morire.
