TOVARISH – This Terrible Burden

Pubblicato il 29/07/2015 da
voto
7.0
  • Band: TOVARISH
  • Durata: 00:46:47
  • Disponibile dal: 04/05/2015
  • Etichetta: Argonauta Records
  • Distributore: Goodfellas

Angoscia: vera, concreta, straziante. Dolore: pulsante, diffuso, penetrante. Depressione: stolida, infrangibile, persistente. Queste sensazioni prevaricano su tutto il resto nel terrificante “This Terrible Burden”, secondo disco (in mezzo l’EP “Red Hearts In A Dead World”) dei manipolatori del suono a nome Tovarish. Arrivano da Providence, la terra natale di H. P. Lovecraft, e qualcosa di quella visionaria malattia, di quell’orrore insanabile e perverso portato alla luce nei suoi scritti dal tormentato scrittore americano ha contaminato irreparabilmente questo lavoro. Siamo nei territori del noise, dell’ambient, dell’elettronica, con un occhio di riguardo per la destrutturazione di qualsiasi elemento avente un minimo di musicalità, di melodia, e la sua ricomposizione in un Frankenstein raccapricciante, dove il metal è solo uno dei tanti elementi convenuti a storpiare le nostre menti, a ucciderne i pensieri positivi, a gettarci in un gorgo di malignità da cui non può esserci ritorno. Non fosse per la preponderanza di rumori vari ed effetti sulle chitarre, frantumate e distorte fino a renderle immonde armonie di fondo, si potrebbe parlare di suicidal black metal o di funeral doom; ed infatti un certo tipo di oppressione, di malevolenza insistita portata alle sue estreme conseguenze, la ritroviamo nel corso del disco. “The Terrible Burden” promana un senso di disperazione insopportabile, quella di chi si ritrovi solo tra le macerie lasciate da un bombardamento, e non possieda più nulla: né materialmente, né umanamente. C’è una desolazione troppo vasta per poter essere accettata, fra scansioni ritmiche che procedono a cerchi concentrici, loop snervanti a supporto di frequenze industrial voluminose, troneggianti; esse si espandono e si ritraggono, come il pulsare di una stella nello spazio lontano. Le voci ci inondano di sporcizia, in latrati black metal stuprati da mille filtri, oppure concedono surreali parentesi liriche, cori monastici gelidi, in arrivo in una specie di eco da nascosti anfratti. Quando i vocalizzi diventano più comprensibili, l’effetto è se possibile ancora più atroce: la voce femminile alla Pharmakon udita in “Whisper Campaign”, allungata a dismisura fra rintocchi tibetani, fa venir voglia di strapparsi le orecchie di dosso e correre il più lontano possibile da cotanto orrore. Non c’è struttura, non c’è un inizio né una fine, ogni traccia è uno squarcio nello spazio e nel tempo, un coacervo di storture e vergogne perfettamente distinguibile dal capitolo precedente e  successivo, con una sua linea vocale ben distinta che, salmodiante chissà quali turpitudini, rimane attaccata alla corteccia cerebrale e ammorba l’anima. In “A Land Of Coffins” pare di stare in un film di “Alien”: un’astronave deserta, porte che si aprono da sole senza un perché, gorgoglii di entità raccapriccianti prima lontani, poi vicini, sempre più prossimi, fino a quando ogni possibilità di fuga è compromessa. La lentezza esasperante provoca il vuoto, il nulla cosmico: la prima reazione all’ascolto di “This Terrible Burden” è di irritazione, poi subentra l’interesse, un’attrazione perversa che sfocia nella comprensione e in un subdolo apprezzamento. La desolazione gigantesca dell’opera diventa infine quanto di più logico, necessario, giusto e ineluttabile ci possa essere. Le tematiche liriche riconducibili a comunismo, terrorismo ambientale, paranoia sono espresse con insultante ermetismo: le spiegazioni dirette non esistono, ma è facile intuire fra i sample, i colpi della drum-machine, le distorsioni anti-musicali di ogni singolo strumento utilizzato, quale catastrofe ci attenda se il mondo intero non fermerà i suoi comportamenti più folli, scriteriati. Arriverà allora il disastro definitivo, musicato dai Tovarish con la saccenza di chi sapeva da tempo di avere ragione, che tanto pessimismo sul futuro era perfettamente motivato. Le dichiarate ascendenze di Sunn O))), Khanate, Portal, Ulver servono a far capire gli istinti sperimentali e anarchici del trio formato da Dimitri, Ivan e Roman, ma non svelano più di tanto quale sia il risultato finale delle loro sperimentazioni. Quelle dovrete cercarle voi ascoltatori: potrete provare repulsione o tentazione nelle tracce di “The Terrible Burden”, ma difficilmente ne resterete indifferenti.

TRACKLIST

  1. Soyuz
  2. A Land of Coffins
  3. A Throne of Bayonets
  4. Order 227
  5. Whisper Campaign
  6. Call of the Kursk
  7. Ursa Major
  8. Dyatlov Pass
  9. Declines in Empathy
  10. Radiation Sickness
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