TOXIK – Dis Morta

Pubblicato il 02/08/2022 da
voto
7.0
  • Band: TOXIK
  • Durata: 00:44:31
  • Disponibile dal: 05/08/2022
  • Etichetta:
  • Massacre Records

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Trentatré anni di distanza tra secondo e terzo disco sono una voragine temporale considerevole. È quella che d’altronde separa “Think This”, capolavoro di techno-thrash mai abbastanza celebrato, e questo nuovo “Dis Morta”. Trentatré anni che, nel caso dei Toxik, non vengono colmati da un disco nostalgico e premuroso nel ricordare gli anni giovanili. Il chitarrista Josh Christian, unico rimasto della storica line-up, si è contornato di musicisti estranei alla formazione ottantiana e di fatto ha operato come se la band fosse qualcosa di completamente nuovo. In attività live abbastanza continua da quasi dieci anni (reunion nel 2013, concerti abbastanza assidui già nel 2014), gli americani dopo un primo periodo di assestamento hanno trovato una loro fisionomia e questo “Dis Morta” è la testimonianza di una band vera, affiatata, desiderosa di lasciare il segno. Prima di quest’ultimo, era già uscita altra musica a colmare il vuoto temporale con “Think This”: un EP nel 2014, “In Humanity”, con il primo cantante Mike Sanders alla voce, seguito nel 2017 da un altro EP, “Breaking Class”, stavolta con Charles Sabin, il quale aveva cantato già in in “Think This”, al microfono. Tentativi rimasti binari morti, perché il gioco di incastri nell’innesto di vecchi e nuovi musicisti non ha avuto a quanto pare vita lunga.
Ciò che si poteva percepire in queste uscite, al di là della qualità del materiale, era la libertà espressiva, il non rimanere per forza ancorati al proprio passato. Proprio per tale motivo, l’avviso per chi si avvicini a “Dis Morta” è di non cercare per forza associazioni con il già citato “Think This” e l’esordio “World Circus”. “Dis Morta” ha un’impronta metallica molto ‘americana’, andando in questo senso a toccare sonorità progressive e un po’ barocche che sono nel patrimonio del metal classico a stelle e strisce; arrangiamenti estrosi e polifonie rimandano a un mondo progressive ad ampio spettro, tangente al thrash solo in parte. Anche il rapido intersecarsi delle melodie e la sinuosità delle soliste rimandano solo a tratti ai capovolgimenti e alle stoccate del passato. Questo disco ci butta addosso molti elementi, è fragoroso, incentrato su un chitarrismo spumeggiante e strabordante solismi scenografici – e qui, sotto diverse sembianze, ci sono gli agganci con “Think This” – e propone una ricercatezza delle parti vocali che potrebbe provenire da una metal-opera molto ambiziosa. Insomma, a citare Savatage o Jag Panzer quali rimandi stilistici, oppure formazioni più di nicchia come i Leviathan, o pure qualcosa dei primi Sanctuary, unendoli al vigore del thrash, in qualche maniera potremmo inquadrare questi Toxik del 2022.
La produzione abbastanza pompata e le strutture dei brani, con ritmiche sciolte e arrembanti, virano più sul lato del power metal di impronta statunitense, lasciando leggermente in secondo piano gli strappi e le spigolosità del thrash. A rimanere impressi sono il lavoro solista di Josh Christian, particolarmente abbondante nello sciorinare i suoi solismi, avvicinatisi nel frattempo addirittura a sfumature neoclassiche, e la variopinta prova vocale di Ron Iglesias, squillante e camaleontico: gli danno una mano diffusi interventi corali e seconde voci martellanti, che assieme al convulso e spezzettato tuonare delle ritmiche contribuiscono alla dimensione teatrale e pomposa del lavoro.
“Dis Morta” si va a distinguere per una certa eccentricità, un impatto considerevole e una percettibile voglia di sperimentazione, merce abbastanza rara quando ci si ripresenta sul mercato dopo una vita e, tendenzialmente, si cerca di andare incontro al proprio (ristretto, nel caso specifico) pubblico.
Pur apprezzando alcune caratteristiche di questo nuovo corso, e senza voler rimpiangere a tutti i costi lo scintillante techno-thrash di una volta, ci sembra che le canzoni difettino di quella marcia in più che le renderebbe memorabili. Si ascoltano volentieri, hanno energia, complessità e ricchezza strumentale per non farsi scordare in un attimo; tuttavia, sono abbastanza intercambiabili l’una con l’altra, non denotano caratteristiche che da sole le facciano svettare e possano confrontarsi alla pari con i brani ottantiani. Il magico dono del songwriting si è un poco annacquato, nella foga di voler esprimere tante cose tutte assieme la tracklist soffre di limitato respiro, è sovrabbondante di elementi e si ha a volte l’idea di essere soffocati dal marasma strumentale. Infatti, i brani migliori sono quelli sfrondati di stravaganze e dritti al punto, come la rapidissima “Straight Razor”, oppure “Devil In The Mirror”. Con un pizzico in meno di frenesia e di estro a tutti i costi il risultato sarebbe stato migliore, nonostante ciò “Dis Morta” è un rientro più che dignitoso e per nulla fiacco. Crediamo anche che alcune perplessità sui nuovi brani possano essere superate dalla prova live, dove speriamo di rivedere il gruppo in grande spolvero.

TRACKLIST

  1. Dis Morta
  2. Feeding Frenzy
  3. The Radical
  4. Power
  5. Hyper Reality
  6. Creating The Abyss
  7. Straight Razor
  8. Chasing Mercury
  9. Devil In The Mirror
  10. Judas
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