9.5
- Band: TOXIK
- Durata: 00:44:47
- Disponibile dal: 13/10/1989
- Etichetta:
- Roadrunner Records
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Quando si parla di thrash metal, risulta spesso facile dare per scontato che si tratti di un genere sostanzialmente lineare e dritto al punto, con stilemi ben identificabili e soluzioni basate fortemente sul connubio di velocità e aggressività di chiara ispirazione punk. Tuttavia, esistono parecchie formazioni che hanno saputo trascendere i confini del genere in modo personale, mettendo in chiaro quanto quest’ultimo possa essere duttile ed interpretabile, se approcciato con la giusta intelligenza e a patto di mantenerne intatte alcune caratteristiche imprescindibili.
Ebbene, tra le realtà appartenenti al cosiddetto filone del thrash metal tecnico, ne esiste una che a suo tempo è riuscita, seppur inizialmente con soli due album, a proporne una propria interpretazione, senza però sconfinare direttamente nel progressive tipico di gente come i Voivod o nella raffinatezza dei Megadeth, ma rimanendo anzi tremendamente coerente con quello che il thrash più classico aveva incarnato per un intero decennio, incrementando l’utilizzo delle melodie e ponendo enfasi su un cantato pulito e squillante, nonché su un utilizzo della chitarra da autentico virtuoso e visionario della solistica.
A tal proposito, l’uomo cui si deve l’esistenza stessa degli statunitensi Toxik è proprio il chitarrista e leader Josh Christian, il quale, con il primo album “World Circus” del 1987 aveva già dato un’importante scossa tellurica alla scena, uscendo però solo parzialmente dal seminato. Infatti, è con “Think This”, uscito due anni più tardi, che la sua deviata genialità emerge definitivamente: si tratta senz’altro di un’opera più difficile e meno dritta rispetto al già comunque incredibile esordio, e pregna tanto di soluzioni al limite del cervellotico, quanto di fasi accattivanti e dirompenti al punto giusto, in grado di infrangere ancora di più le regole nel nome della pura capacità compositiva ed esecutiva, nonché della voglia di mettere in musica delle tematiche ossessive e distopiche, con un forte focus sulle cospirazioni politiche e le pieghe malsane della società dell’epoca, in pieno periodo di cambiamenti in vista della caduta del muro di Berlino.
Non è semplice descrivere un disco come “Think This”, proprio perché ogni pezzo gode di una sua identità, ed è incredibile la forza che riesce a trasmettere in ogni singolo frangente, risultando penetrante in maniera differente a seconda del brano preso in analisi: l’iniziale title-track è un’autentica cantilena del caos, tanto dissonante quanto orecchiabile e catchy, seppur in maniera talmente malata e peculiare da renderla tuttora una delle tracce thrash metal più riconoscibili dagli appassionati, un po’ come la successiva “Greed”, il cui ritornello dovrebbe essere insegnato nelle scuole di musica. Similmente, “There Stood The Fence” è una autentica ballata dai toni power/hard rock, con però una sorta di alone diabolico ed opprimente ad aleggiare su un brano tanto toccante quanto spiazzante.
Non dimentichiamo però che siamo pur sempre in presenza di un disco thrash, ed è logico che le mazzate non manchino: “Spontaneous” e “Black And White” sono delle autentiche rasoiate di derivazione speed metal, in cui i bpm si impennano a cannone e la voglia di fracassarsi le ossa nel moshpit pervade irrimediabilmente l’ascoltatore, ma mantenendo sempre il cervello acceso e l’orecchio attento, visto che non mancano i momenti bizzarri o gli sfoggi di genialità. Per non parlare del cantato illuminante di Charles Sabin e, soprattutto, del guitar work ad opera del sopracitato Josh, che macina riff, soli e obbligati con una velocità disarmante e riuscendo sempre a mettere in evidenza le sue immense doti tecniche; peraltro, in dei pezzi che non lesinano su cambi di tempo e ritmiche contro-intuitive, il che rende ancora più importante il supporto del suo collega momentaneo John Donnelly e del bassista Brian Bonini. A tal proposito, ci fa sorridere che in scaletta ci sia un pezzo come “Technical Arrogance”, il cui titolo riassume perfettamente le sensazioni trasmesse positivamente da ogni nota suonata nel corso di questi tre quarti d’ora di pura goduria.
Anche il batterista Ted Leger emerge alla maniera di una vera e propria piovra, come confermano le sue figure complesse ed impattanti, ben distinguibili anche nel pezzo “Wlr NJnB/In God”, dove si pongono a sostegno di alcune connotazioni melodiche dal retrogusto power metal, già presenti anche in precedenza, seppur non così palesi. Il tutto prima di un’accoppiata ancora più destabilizzante, composta dalla sferzante “Machine Dream” e da quella “Out In The Tiles” dalle derive nuovamente tendenti all’hard rock.
L’accoppiata finale mantiene questa parvenza grazie a “Shotgun Logic”, riducendone però l’apporto in favore di una ritrovata aggressività lacerante, che arriva al culmine nell’ultimo brano completo, ovvero “Time After Time”, che spinge per l’ultima volta sull’acceleratore senza alcuna moderazione, chiudendo in bellezza l’album e sfociando man mano nell’outro “Think That”, che si ricollega musicalmente e tematicamente all’inizio.
In conclusione, parliamo senza dubbio di uno degli album più rappresentativi dell’intero filone technical thrash e, nonostante si tratti di una band che non è mai riuscita a raggiungere un successo commerciale degno del suo nome (anche a causa di un prematuro scioglimento, poi interrotto ad anni Duemila inoltrati), è innegabile il suo contributo, volto a sdoganare un certo approccio agli stilemi tipici del metallo aggressivo e battente, la cui versatilità sembra spesso sfuggire agli ascoltatori più oltranzisti; senza contare l’utilizzo degli strumenti e, in particolare, della chitarra, che qua viene spremuta con una maestria inimitabile, al punto tale che anche oggi molti chitarristi non perdono occasione di menzionarne l’influenza. Tra questi, vogliamo menzionare l’italianissimo Olaf Thorsen (Labyrinth, Vision Divine), dedito a un genere apparentemente diverso e distante, eppure così vicino a quanto proposto dai Toxik in questa pietra miliare del thrash e del metal intero.
