7.5
- Band: TOXIKULL
- Durata: 00:38:54
- Disponibile dal: 24/04/2026
- Etichetta:
- Dying Victims Productions
Dieci anni di carriera, quattro uscite ufficiali, e un indice di qualità costantemente al rialzo: questo è il biglietto da visita dei Toxikull, formazione portoghese che esce ora con, appunto, il quarto full-length della propria storia, chiamato “Turbulence”.
Il nome, lo diciamo subito, è azzeccatissimo poiché l’ascolto di questo album può provocare alcune turbolenze, specie nei confronti di chi non è avvezzo a certe gloriose sonorità. Noi, che invece ne siamo addirittura assuefatti, possiamo parlare della presente uscita nel migliore dei modi possibili: il quartetto originario di Cascais tira fuori qui la miglior prestazione della carriera, proponendoci un concentrato di sonorità anni Ottanta che attinge sia dal versante classic metal, sia da quello hard/sleaze che da quello epic: gli amanti di Judas Priest, WASP, Accept, e Manowar su tutti, troveranno nei Toxikull e soprattutto in “Turbulence” morbido pane per le proprie fauci.
Prodotto da Jamie Gomez Arellano, già al lavoro con grandi nomi come Ghost, Opeth e Behemoth, e edito attraverso la Dying Victims, “Turbulence” presenta una tracklist killer, nel senso vero e proprio del termine: i Nostri non intendono fare prigionieri già dall’attacco di “Midnight Fire”, la quale possiede un refrain difficile da scordare e un sapiente intreccio tra modalità clean e distorta nelle sei corde della coppia Lex Thunder-Michael Blade (tutti nomi d’arte, naturalmente).
La voce di Lex risente molto dell’influenza di Udo e Halford, ed è l’ugola perfetta per le composizioni presentate e per come si interseca con i cori nei vari ritornelli. Anche la title-track funziona, seppur sulla falsariga dell’opener, e nella sezione centrale abbiamo ottimi fraseggi chitarristici.
Con la terza “Dragon Magic” cambiamo leggermente rotta ed entriamo in orbita Savatage e Queensryche ma, anche qui, le critiche stanno a zero: è evidente che i Toxikull maneggino la materia con la semplicità e la sicurezza dei veterani, e non ci risulta che nessuno abbia mai chiesto variazioni sul tema in casi simili per certificare la riuscita del prodotto.
Per farla breve, non si riscontrano veri e propri brani filler nell’elenco, forse giusto la conclusiva “Flames Of Glory” risente di un calo a livello di ispirazione fisiologico, e con l’accoppiata “Strike Again” – “Blessed By The Night” riecheggia alla grande l’alone di Eric Adams al microfono e il sound tuonante dei Manowar.
“Turbulence” è davvero una ventata di aria fresca all’interno di un sottogenere in cui gli epigoni senza mordente si sprecano; i Toxikull, che sempre epigoni rimangono, di grinta e di capacità di scrittura invece ne hanno da vendere, e nel 2026 giungono forse alla loro maturazione artistica.
Se riuscissero addirittura a bissare, in futuro, un lavoro simile, si potrebbe iniziare davvero a parlare dei portoghesi come qualcosa di succulento; per il momento non ci montiamo esageratamente la testa, ci limitiamo a godere di un ottimo platter che, negli stereo degli appassionati, siamo sicuri durerà ancora a lungo, e probabilmente guadagnerà anche qualche posticino nelle preferenze di nuovi fan.
