7.0
- Band: TRAUMA
- Durata: 00:44:03
- Disponibile dal: 06/03/2020
- Etichetta:
- Selfmadegod Records
Spotify:
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Se la sono presa comoda, i Trauma, per dare un seguito al loro ultimo full-length. Ben sette anni infatti separano il nuovo “Ominous Black” dalla pubblicazione del precedente “Karma Obscura”: un lungo periodo di apparente inattività che tuttavia non sembra avere influito troppo sull’indirizzo stilistico della ormai storica formazione polacca. Il trio guidato dal chitarrista Jarosław “Mister” Misterkiewicz, attivo dal 1992 (1988, se si considerano gli inizi a nome Thanatos), prosegue sulla strada di un death metal dalla ineluttabile quadratura esteuropea, dove la chitarra in sede di riffing si prende tutto lo spazio disponibile, giocando la carta del groove secco ed ostinato anche sulle accelerazioni più tese.
Come si potrà immaginare, “Ominous Black” non è un manuale di sperimentazione, tutt’altro. La scrittura del gruppo è sempre molto classica, ma guadagna talvolta in vitalità grazie a delle azzeccate aggiunte strumentali sotto forma di arpeggi e strati di melodia, i quali arricchiscono i brani con una certa eleganza, esaltando le doti interpretative del leader e principale compositore. Eloquente l’opener “Inside the Devil’s Heart”, la quale parte con il solito piglio incalzante riconducibile ai Vader dei tempi d’oro per poi stemperarsi nella parte centrale in un tappeto sonoro che mescola groove, arie epiche e un vago mood sci-fi. L’approccio dei Trauma, giunti qui all’ottavo album della carriera, è sostanzialmente questo: trovare un modo trasversale, ‘colto’ e mirato per ribadire il loro attaccamento alla causa death metal, evitando di riproporre per filo e per segno quanto già espresso in passato. La melodia e il saltuario ricorso a chitarre pulite aiutano a caratterizzare meglio i brani, così come certe code strumentali riescono ad elevare quei riff particolarmente ancorati ad una convenzionalità old school. Pur con qualche passaggio più dozzinale, la tracklist di “Ominous Black” si attesta quindi su un livello di incisività più che discreto, facendoci ritrovare una formazione decisa a riprendersi il suo posto fra le realtà polacche più affidabili. Da sottolineare, infine, la solita notevole produzione degli Hertz Studios (Behemoth, Vader, Hour Of Penance, Beheaded) e l’evocativa copertina firmata dal sempre più celebrato Mariusz Lewandowski (Bell Witch, Fuming Mouth, Mizmor).
