8.0
- Band: TRESPASSER
- Durata: 00:31:42
- Disponibile dal: 20/02/2026
- Etichetta:
- Fucking Kill Records
Spotify:
Apple Music:
Nel buio soffocante dell’attualità, alcune uscite brillano particolarmente, come nel caso del terzo album dei Trespasser, duo svedese dedito ad un black metal belligerante dichiaratamente antifascista e anarchico, capace però di mescolare la furia rivoluzionaria con una vena fortemente mistico-allegorica.
Questa caratteristica particolare – emersa già nel precedente “Αποκάλυψισ” – qui si presenta maturata e oramai intrinsecamente parte della proposta musicale dei nostri, contribuendo a definire l’identità in maniera spiccata e peculiare, capace di risultare gradita tanto a chi indaga spiritualmente i percorsi musicali della nera fiamma, quanto a coloro che invece ne vestono il calore per apprezzarne la vena più belligerante e violenta.
A partire dal titolo , in italiano “Sia la luce!” – una magnifica torsione di significato, dal Dio della “Genesi” biblica ad invocazione capace di risvegliare coscienze e sentimento proletario a suon di black metal – o le tematiche (sempre oscillanti tra atei richiami biblici, sentori rivoluzionari e attualità), e passando per le trine orientaleggianti che rivestono i brani (“To The Congregations”, per saggiare la bontà di come queste si amalgamino a dovere con la parte più estrema), il simbolismo e la veste ieratica costituiscono, nelle intenzioni della band, un forte trait d’union con il lavoro del 2023, tanto che questo nuovo capitolo è presentato appunto come “un secondo Vangelo dell’Apocalisse”.
Si nota in generale una definitiva maturazione delle capacità di scrittura dei nostri, capaci di concentrare in poco più di mezz’ora una miscela nerissima, tanto esplosiva quanto particolarmente asciutta e ben rifinita, evidenziando un lavoro di cesello accurato, anche nelle melodie, orecchiabili senza che questo ne snaturi l’essenza acuminata: gli occhi guardano all’orizzonte di certo black svedese, che vede la marzialità dei Marduk mescolarsi con le cadenze slabbrate e luciferine dei Watain di, per esempio, “Trident Wolf Eclipse”; il cuore pulsa deciso nell’attualità underground del genere, specialmente la parte più fortemente radicale (dall’aggressività dei Gravepel svizzeri fino all’eredità dei Dawn Ray’d, ma con meno melanconia inglese e più veleno esteuropeo), affondando le proprie radici negli ambienti del punk europeo (ce lo ricorda la breve, rabbiosissima “The Abomination Of Desolation”), soprattutto per il piglio slabbrato e dai risvolti quasi black’n’roll dell’attitudine generale.
Il risultato è un album capace di risultare fresco e rutilante ascolto dopo ascolto, con un ottimo bilanciamento e sintesi tra le due anime del gruppo descritte poc’anzi: sin dall’iniziale, già citata “Prepare A Way”, una cavalcata furibonda e a briglia sciolta dalla melodia finale deliziosamente epica, passando per l’intreccio corale, solenne, intenso e trionfale di voci, fiati e percussioni in “Strong Wind Blows”, l’aggressione frontale di “White Water” o i ritmi cadenzati, orientaleggianti e vagamente ossessivi di “A Duty And An Honor”, l’intero lavoro mostra i Trespasser in stato di grazia e particolarmente ispirati, mantenendo tutte le aspettative messe in luce nel secondo disco e facendole brillare, in questa sede, con urgenza militante e abile perizia.
“With Fear And Great Joy” ne è il paradigma ideale: riprendendo una suggestione già sentita nella loro “To The Barricades!” (contenuta nel primo disco “Чому не вийшло?” del 2019), la canzone – non a caso scelta come singolo – si apre con un coro micidiale, punteggiato dalla batteria, che assicura pelle d’oca e ossa rotte dal vivo, prosegue tenendo alto il ritmo, sguinzagliando chitarre affilatissime e una sezione ritmica senza respiro, e deflagra volentieri nella litania “Let there be light! Let there be light!” (a richiamare il titolo in ebraico) o nella ripresa del refrain vocale iniziale, risultando uno dei brani migliori del lotto e un’altro cavallo di battaglia nella scuderia dei nostri.
Con “יְהִי אוֹר” possiamo dire che XVI (strumenti, testi e cori) e Dräparn (voce, qui accreditato curiosamente come Happy) passano a pieni voti la fatidica prova del terzo disco, senza cedere di un millimetro nell’integrità musicale black metal e d’intenti, eppure magnificandola con volute d’incenso e una mistica della rivoluzione particolarmente attuale e ribollente di energia.
E luce fu.
