voto
7.0
7.0
- Band: TRIGGER THE BLOODSHED
- Durata: 00:36:02
- Disponibile dal: 25/05/2010
- Etichetta:
- Rising Records
- Distributore: Audioglobe
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Trigger The Bloodshed atto terzo. Continua la scalata al "successo" di questi ragazzi inglesi, che in esattamente tre anni sono riusciti a confezionare altrettanti full-length, non facendosi poi mancare numerosissime date live in tutta Europa. Stupisce e, al tempo stesso, spiazza tale prolificità, perchè se da un lato si ammira la "fame" della band, che sembra letteralmente in preda a un raptus quando si tratta di comporre nuova musica, dall’altro non si può fare a meno di pensare che i comunque buoni dischi sin qui rilasciati avrebbero potuto suonare anche meglio se il gruppo si fosse concesso un po’ più di tempo nella loro lavorazione. Avevamo già sottolineato ciò parlando di "The Great Depression" e ci tocca fare lo stesso anche per il nuovo "Degenerate", lavoro completato e mandato in stampa ad appena nove/dieci mesi dalla pubblicazione della precedente opera. Ascoltandolo, si nota subito che il gruppo di Bristol – oggi raggiunto dall’ex batterista degli Aborted Daniel Wilding – è in costante maturazione: i brani sono più lunghi, assai meglio strutturati e sicuramente meno caotici rispetto al passato. Il riffing è più incisivo, le ritmiche più variegate (ora sono frequenti le puntate in midtempo), il growling più estremo e malvagio. Insomma, i Trigger The Bloodshed sono diventati una death metal band capace e concreta, che non presta soltanto attenzione alla velocità, ma che è effettivamente in grado di comporre delle vere e proprie canzoni. Sentite, ad esempio, l’opener "A Vision Showing Nothing", lunga ma molto fluida, oppure le più groovy "De-Breed" e "The Soulful Dead"… per non parlare poi di "A Sterile Existence", che colpisce per una parte centrale forsennata in stile Hour Of Penance. Stilisticamente, quindi, tutto ok… il death metal moderno del quintetto ha sempre più carica e personalità. Di contro, si nota appunto che certe composizioni sono state realizzate un po’ di fretta: "Hollow Prophecy" e "Until Kingdom Come" risultano subito abbastanza anonime e alla lunga dicono pochino, se paragonate al resto. Ora, avere due tracce su otto che lasciano un po’ a desiderare non è esattamente il massimo. Si ritorna perciò al discorso che si faceva all’inizio… perchè non prendersi una manciata di mesi in più per limare tutto il materiale e tornare alla carica con un disco davvero impeccabile? Qui purtroppo entra in gioco la giovanissima età e l’ancora esile giudizio dei ragazzi: alcuni di loro sono appena usciti dal liceo, dunque possiamo capire la loro smania. Un peccato, ma tutto sommato ci siamo comunque… speriamo ora che il prossimo lavoro sia quello della definitiva affermazione.
