7.5
- Band: TRIOSPHERE
- Durata: 00:49:10
- Disponibile dal: 28/08/2026
- Etichetta:
- Frontiers
Quando è proprio il caso di dire “bentornati”: se ripercorriamo infatti la loro discografia, avevamo lasciato i norvegesi Triosphere addirittura nel 2014, con il potente e raffinato “The Heart Of The Matter”; un’attesa lunga e sentita, soprattutto considerando quanto di buono avevamo sentito sul sopracitato terzo album, un lavoro che già ai tempi si configurava come davvero maturo e a fuoco.
Per nostra gioia, dopo l’attento ascolto di questo “Oceans Above, Stars Below”, possiamo tranquillamente affermare che, in dodici anni, di polvere non se ne sia depositata affatto. Il disco riparte esattamente dai punti di forza del suo predecessore e le canzoni qui presentate ne ripropongono quindi tutti i pregi, forse addirittura potenziandoli in qualche maniera.
Il loro approccio al power/prog sinfonico, memore di band come Mastercastle, Iron Mask o Dragonland, è ancora potente ma raffinato al tempo stesso, con il vigore della sezione ritmica a scuotere per bene le capocce, mentre il compito di impreziosire l’intero tessuto musicale viene lasciato alle melodie vocali della sempre brava Ida Haukland e alle tentazioni solistiche dal sapore neoclassico della coppia d’asce Byberg/Bergesen. Ottimo esempio di quanto appena scritto è proprio l’opener (dopo l’intro) “Of Tyrants”, brano potente quasi ai limiti del thrash, nel quale la veemenza del substrato musicale viene domata dalle riuscite linee vocali della Haukland.
Anche il primo singolo “Monster’s Ball” calca con successo questi binari, risultando senza dubbio potente, ma anche dotato di linee vocali immediatamente assimilabili: un sicuro punto di forza dell’album, che lo rende potenzialmente fruibile da una vasta gamma di ascoltatori.
In verità, l’aspetto melodico risulta in questo lavoro addirittura più pronunciato: “Shorelines” e “Lightning In The Bottles” appaiono meno ancorate al power e più vicine a quell’heavy melodico tipico della scuderia Frontiers. È però doveroso sottolineare come l’apporto delle chitarre rimanga sempre legato, soprattutto dal punto di vista ritmico, a coordinate prettamente power.
Oltre alle canzoni già citate, possiamo sicuramente spendere un elogio per altri due brani che ci hanno particolarmente colpito: “Encore”, una ballad sinfonica ulteriormente esaltata dall’azzeccato posizionamento in scaletta, e “Cadence Of Chaos”, più oscura e malinconica, ottima rappresentante dell’animo più sinfonico e drammatico della band.
Gli elementi che ci avevano spinto verso l’entusiasmo di un giudizio davvero positivo, ai tempi, ci sono insomma ancora tutti: la potenza del power, l’eleganza del neoclassico e del sinfonico, il tutto mischiato a un approccio progressivo capace di generare imprevedibilità. Riconfermiamo, quindi, senza dubbio, il nostro giudizio e… di nuovo, bentornati Triosphere!
