7.5
- Band: TRIOSPHERE
- Durata: 00:54:25
- Disponibile dal: 07/11/2014
- Etichetta:
- AFM Records
- Distributore: Audioglobe
Il power melodico, quello rappresentato negli Anni ’90 da Helloween, Gamma Ray, Stratovarius e Sonata Arctica doveva prima o poi generare altri figli. Nel corso dei questo ventennio, abbiamo assistito infatti alla nascita del filone cinematico/holliwoodiano con i Rhpasody, e del filone più sinfonico e di quello più progressivo, alla Labyrinth per intenderci. Nell’ultimo periodo però, alcune band stanno percorrendo una specie di sentiero che si infila in mezzo al cosidetto power sinfonico e al power/prog: stiamo parlando di quel power elegante, dalle forti sfumature neoclassiche, propostoci negli ultimi anni dagli Iron Mask, o dai nostrani Mastercastle. I Triosphere si pongono, con questo loro terzo album, proprio su queste coordinate, stupendoci ed allettandoci con un lavoro che riesce ad essere al contempo catchy e melodico come il genere di partenza impone, senza però rinunciare ad una certa complessità di fondo, ad una tecnica strumentale superiore e ad una eleganza davvero elevata. Sicuri dei propri mezzi e delle proprie capacità dopo un buon album come lo scorso “The Road Less Travelled”, il combo di Trondheim si raccoglie sotto la ferma guida della grintosa singer Ida Haukland; la quale con le sue tonalità non dissimili da quelle della bionda Doro Pesch, si rivela il punto fermo di quasi tutto l’album: la buona orecchiabilità e l’alto coinvolgimento dell’album passano infatti tutti per le sue linee vocali. A questo importante elemento si aggiunge poi una coppia d’asce, quella formata dai chitarristi T.O. Byberg e Bergesen, assolutamente perfetta ed in palla, capaci di passare a riffing macinasassi sullo stile del Jeff Loomis dei Nevermore a fughe soliste degno del maestre svedese Malmsteen. Sprazzi di classe ed eleganza, dolci arpeggi sottolineati da preziose tastiere, punteggiano poi qua e la lo scorrere del disco, regalandoci momenti veramente belli come “The Sphere” o nella melodica “Departure”. Il lato duro del disco, rappresentato da brani diretti e pesanti come “Storyteller” o “Remedy” rende infine il giusto tributo ad una sezione ritmica quadrata e precisa, che non manca un colpo. Tra le canzoni più degne di nota, oltre alla bellissima e già citata “Departure”, troviamo sicuramente la sinfonicissima “The Heart’s Dominion” e la progressiva “Breathless”, caratterizzata da un finale da bridivi e da una bellissima sezione strumentale centrale quasi acustica. Varietà, potenza, melodia e tecnica… cosa serve cercare di più? I Triosphere hanno dalla loro gli ingredienti e l’attitudine giusta, speriamo solo che questo pregevole album li aiuti a raggiungere una maggior notorietà nel competitivo campo del metal più ricercato e melodico…
