TRIPTYKON – Eparistera Daimones

Pubblicato il 13/04/2010 da
voto
8.0
  • Band: TRIPTYKON
  • Durata: 01:12:42
  • Disponibile dal: 23/03/2010
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: EMI

Nella ancora breve storia del metallo estremo, pochi personaggi hanno meritato il rispetto e l’ammirazione che suscita Tom Fischer. Il suo nome è sinonimo (quasi) assoluto di qualità da almeno venticinque anni, prima con gli Hellhammer, poi con i Celtic Frost ed ora con la nuova creatura Triptykon. Se Martin Eric Ain è stato per tantissimo tempo l’alter ego di Fischer, il suo sodale nella creazione di musica divenuta immortale, oggi il suo posto è stato presto da V. Santura, chitarrista dei Dark Fortress e produttore sempre più richiesto, nonché personaggio in ascesa vertiginosa in campo black. La line up della band è completata da Vanja Slajh al basso e dal batterista dei Fear My Thoughts Norman Lonhard. “Eparistera Daimones” parte esattamente da dove si era fermato “Monotheist”. Tom in effetti aveva annunciato che il nuovo materiale era stato composto per i Celtic Frost, poi lo split ha necessariamente stravolto le cose. Le basi comunque sono le stesse: l’esplorazione dei territori più oscuri e tetri dello spettro musicale, tradotti in musica nella maniera più semplice possibile, con delle strutture che risalgono direttamente agli Hellhammer. Il nuovo lavoro è leggermente più energico di “Monotheist”, che era un vero e proprio moloch di pece dove la luce non riusciva a filtrare e dove le ritmiche erano perlopiù basate su down e mid tempo. Brani come “A Thousand Lie” o alcuni spezzoni di “Goetia” godono di partiture veloci, semplici e selvagge, sebbene i risultati migliori i nostri li ottengono quando i ritmi si tranquillizzano. La vera perla del lavoro è la delicatissima “My Pain”, dove i Triptykon sembrano volere trasportare le atmosfere tipiche del trip hop all’interno del metal. Il pezzo è giocato sulle due voci maschile e femminile (della Slajh), lontano però dagli stereotipi gothicheggianti tanto di moda; il minimalismo degli arrangiamenti e la leggerezza dell’andatura non riescono comunque a nascondere l’angoscia che traspare da ogni singola nota! Molto bene anche “Goetia”, lunga traccia posta in apertura che vive di cambi di ritmo e decolla letteralmente in un finale doomy dove Fischer ripete ossessivamente il mantra “Lie upon lie, mankind shall die”. Ottima poi anche la lunghissima e conclusiva “The Prolonging”, con base in downtempo e chitarrismo straniante, che a più riprese cita passaggi mutuati dalla scena black doom; quest’ultima influenza viene a galla anche in “Descendant”, brano che contiene anche l’assolo meglio riuscito di tutto l’album. “Abyss Within My Soul” e “In Shrouds Decayed” paiono due outtakes delle session di “Monotheist”, la prima meglio congegnata della seconda, mentre “Myopic Empire” è un mid tempo decisamente grezzo spezzato però da un intermezzo pianistico di matrice classica. La produzione è perfetta per il genere proposto, così come l’artwork, opera del sommo H.R. Giger. Al primo colpo la penna di Fischer ed il cesello di Santura centrano subito il bersaglio grosso e, nonostante qualche brevissimo passaggio a vuoto, “Eparistera Daimones” può ben dirsi un album decisamente riuscito, anche se non arriva ai livelli del suo fenomenale predecessore targato Celtic Frost.

TRACKLIST

  1. Goetia
  2. Abyss Within My Soul
  3. In Shrouds Decayed
  4. Shrine
  5. A Thousand Lies
  6. Descendant
  7. Myopic Empire
  8. My Pain
  9. The Prolonging
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