TRIPTYKON – Melana Chasmata

Pubblicato il 15/04/2014 da
voto
8.5
  • Band: TRIPTYKON
  • Durata: 01:06:52
  • Disponibile dal: 14/04/2014
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: EMI

Fin dalle prime note di “Melana Chasmata” si capisce che quello dei Triptykon non è un disco qualunque. L’opening è affidato a “Tree Of Suffocating Souls”, pezzo dal piglio thrash anche se non velocissimo, che ci riporta ai tempi di “Morbid Tales” e “Emperor’s Return”; il riff che segue il parlato di Warrior potrebbe essere uno tra i migliori dei “vecchi” Celtic Frost. Ma la band non si limita a ribadire quanto ha già dimostrato; il sound è più nuovo e più ricco di influenze e commistioni, l’assolo è anticipato da uno strumento (un sitar?) che dona un tocco ancora più misterioso alle atmosfere dense e buie degli svizzeri. Si rallenta verso i tempi doom a cui Warrior ci ha abituato da Monotheist in poi, per poi tornare all’apertura violenta, in cui le voci di Santura e dello stesso Warrior si intrecciano, per poi rallentare ancora, finendo con l’ultimo accordo di chitarra che viene lasciato morire. Tutto questo nel primo pezzo. Non vogliamo, però, proporvi una disamina tecnica di ogni brano di “Melana Chasmata”, sia perché le nove track che lo compongono sono talmente variegate che non sarebbe, comunque, possibile descrivere tutto ciò che il disco contiene, sia perché il risultato sarebbe inverosimilmente lungo. Un rapido excursus attraverso il resto del disco, però, è doveroso: si prosegue, dunque, con “Boleskine House”, il cui inizio fatto di tamburi e chitarra in downtune quasi noise, nei suoi tempi lenti ed ipnotici, trasmette perfettamente il cupo esoterismo cui il titolo rimanda. “Altar Of Deceit”, invece, è un ottimo esempio di quella strana commistione di thrash e doom che rappresenta il sound dei Triptykon, ossessivo, ipnotico e nero come la disperazione. Molti già conosceranno “Breathing”, il pezzo scelto per anticipare il disco e pubblicato circa un mese fa; la scelta, probabilmente, è stata dettata dal fatto che la canzone racchiude tutti gli elementi del songwriting di Warrior ed è in equilibrio tra il passato ed il presente della sua produzione, anche se potrebbe trarre in inganno circa il sound di “Melana Chasmata”, visto che è, prevalentemente, un classico pezzo thrash (nella declinazione Celtic Frost, ovviamente). La violenza si “Breathing”, lascia posto ad “Aurorae”, il cui splendido arpeggio – cuore malinconico e pulsante della canzone – si ripete avvolgendosi su se stesso, dominando in modo onirico il resto degli strumenti, in un intreccio che ricorda vagamente “Whatever That Hurts” dei Tiamat, anche per la preponderanza della voce a metà tra il parlato ed il cantato, cantato che – a volte – sembra in bilico tra gothic e shoegaze, restando talmente costante da non farci quasi notare che l’arpeggio cede il passo ad un riff costruito sulla stessa base melodica e, quindi, ad un assolo. Un brano che gioca tutto sull’atmosfera e che dimostra come possa bastare poco per comporre un capolavoro. E’ in passaggi come questo che “Melana Chasmata” ed i Triptykon si rivelano in tutta la loro grandezza: esistono molti bei dischi, ma bastano pochi secondi a rendersi conto della superiorità della band di Warrior e del fatto che non stiamo ascoltando un CD qualunque. A spiazzarci nuovamente ci pensa l’intro elettronica di “Demon Pact” e la potenza sonora nell’irrompere della voce urlata e del “solito” riffing lento e megalitico. Arriva il momento di “In The Sleep Of Death”, apice dell’intero disco. Ancora una volta è un arpeggio a condurci verso l’anima della canzone, dove Warrior passa ad uno scream disperato, alternato al singing “sofferente” che fu dominante su “Into The Pandemonium”; l’ineluttabilità e la morte regnano negli abissi in cui i Triptykon ci fanno sprofondare, trattenendoci come il fango di una palude. In “Black Snow” la band sfiora quasi il funeral doom, mentre il cantato di Warrior incede quasi incurante della tetra desolazione sonora che l’avvolge. Alla voce eterea ed al basso di Vanja Šlajh è affidato il compito di condurre il capitolo conclusivo, mentre le voci di Warrior e Santura serpeggiano prima, per poi farsi quasi ieratiche dopo, fino ad un assolo “liquido”, con la chitarra praticamente priva di distorsione. Come se la band, con la cupa pace di questa canzone, volesse accomiatarsi con dolcezza. Al termine, come spesso accade con dischi di questa levatura, ci sentiamo spiazzati e colpiti; solo dopo numerosi ascolti diventa possibile sezionare “Melana Chasmata” nei mille elementi di cui è composto. E’ un’opera complessa, che spinge ancora una volta più in là il talento creativo di questa band, che elabora, migliora ed arricchisce ad ogni release quanto fu iniziato più di trenta anni fa con gli Hellhammer, che ha conosciuto il successo e la disgrazia come Celtic Frost, sorgendo e crollando per ben due volte (in perfetta sintonia con la poetica di Warrior) e che, ora, con maturità ed un distacco cupo e gelido, continua nella sua evoluzione con una musica che rapisce ed ammalia, mentre incede lenta ed inesorabile verso l’abisso, dove ci abbandona nella desolata solitudine dei nostri incubi; ed è proprio quando cessa la musica che, ridestandoci dal funereo torpore in cui ci ha condotti, realizziamo che – come spesso ricorda Tom Warrior – solo la morte è reale.

TRACKLIST

  1. Tree Of Suffocating Souls
  2. Boleskine House
  3. Altar Of Deceit
  4. Breathing
  5. Aurorae
  6. Demon Pact
  7. In The Sleep Of Death
  8. Black Snow
  9. Waiting
9 commenti
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